Nel silenzio della notte, quando in casa sembra sentirsi anche un passo, in Val di Taro c’è chi si è svegliato di colpo con una sensazione inconfondibile: quella vibrazione breve, secca, che ti fa guardare subito la lampada, i vetri, il telefono. E ti lascia lì, in ascolto, a chiederti se sia stato davvero.
È successo tra la tarda serata e le prime ore di oggi nell’Appennino parmense. Un susseguirsi di piccoli movimenti, ravvicinati, che ha fatto parlare tanti residenti tra Bedonia e Tornolo: non una singola scossa, ma una sequenza che ha tenuto sveglia più di una famiglia.
I dati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) raccontano di un vero sciame sismico. In poche ore sono stati registrati 29 eventi, concentrati soprattutto nell’area subito a ovest di Bedonia, in quella fascia di montagna che fa da cerniera tra Emilia-Romagna, Liguria e Toscana. La prima scossa è stata rilevata alle 22:24 (magnitudo 1.0). Poi la sequenza ha continuato a “battere” fino alle 03:49, quando è stato registrato l’ultimo evento della serie (magnitudo 1.6).

Tra tutte, quella che ha fatto alzare più teste dai cuscini è arrivata alle 23:18: magnitudo 2.7, ancora una volta con epicentro nella zona immediatamente a ovest del paese. Numeri che, sulla carta, restano contenuti, ma che quando arrivano in sequenza e nel cuore della notte diventano molto più “presenti”. E infatti in tanti, tra Bedonia e i comuni vicini, hanno riferito di aver percepito chiaramente le vibrazioni: non tanto per la forza, quanto per la ripetizione. Ogni nuovo tremore riporta la stessa domanda: “E adesso?”.
Secondo le rilevazioni, gli ipocentri si sono collocati tra 7 e 15 chilometri di profondità. È una delle ragioni per cui, anche con magnitudo non elevate, il movimento può arrivare in modo più netto fino alle case, soprattutto in zone di montagna dove il silenzio amplifica tutto.
Il risentimento, però, non si è fermato ai due comuni principali. Le scosse sono state avvertite anche a Bardi, Compiano, Albareto e Borgo Val di Taro, e in alcune località delle vicine Liguria e Toscana come Varese Ligure, Ne, Zeri, Castiglione Chiavarese e Pontremoli.
Chi vive in Appennino lo sa: non è una zona “tranquilla” nel senso assoluto del termine. La sismicità dell’Appennino settentrionale è legata alle grandi dinamiche geologiche che interessano l’Italia, frutto dell’interazione tra placca africana e placca eurasiatica.
Nel tratto tosco-emiliano, diverse faglie attive accumulano tensioni nel tempo. Quando quella tensione supera la resistenza delle rocce, la terra si muove. E a volte lo fa proprio così: in una serie di scosse piccole, ripetute, come un “rilascio” graduale dell’energia. La Val di Taro non rientra tra le aree italiane più devastate dai grandi terremoti storici, ma nel corso dei secoli ha registrato eventi anche importanti, con magnitudo tra 4 e 5,5. Sequenze brevi e sciami sismici, inoltre, non sono rari né qui né nelle zone vicine come Lunigiana e Garfagnana.
Al momento non risultano segnalazioni di danni a persone o edifici. La situazione resta comunque sotto osservazione: gli esperti dell’INGV continuano a monitorare l’evoluzione dello sciame in tempo reale, mentre nei paesi la notte appena passata ha lasciato addosso quella sensazione difficile da scrollarsi: l’attesa del prossimo tremore.


