“Cosa aveva fatto Antonino”. Omicidio Vanessa Zappalà, la rivelazione sul gesto dell’ex fidanzato: “Un mostro”

Vanessa Zappalà è stata uccisa dal suo ex fidanzato mentre passeggiava suk lungomare di Acitrezza in compagnia di amici. L’uomo, Antonino Sciuto 38 anni, è stato ritrovato morto in un casolare di campagna di proprietà dello zio. L’uomo era fuggito dopo aver sparato alla sua ex e si è tolto la vita impiccandosi, nei pressi di Trecastagni. Dopo l’omicidio, Antonino Sciuto era fuggito ed era partita la caccia all’uomo, estesa anche in Calabria. In realtà, l’omicida di Vanessa Zappalà, che possedeva l’arma del delitto illegalmente, si era allontanato solo di pochi chilometri, trovando riparo in un casolare di campagna dove poi ha deciso di farla finita.

Sul muro, accanto al corpo, è stata trovata una scritta di scuse ai propri genitori e ad alcuni familiari. “Vi voglio bene”, ha scritto, ma nessun accenno è stato fatto alla ragazza. Antonino Sciuto, di professione rivenditore di auto, dopo la fine della relazione con Vanessa, era stato denunciato per stalking dalla ragazza. A giugno era scattato quindi l’arresto, su disposizione della Procura di Catania, con l’accusa di maltrattamenti e atti persecutori. Sottoposto agli arresti domiciliari, era stato poi liberato dal gip, che aveva commutato la misura in un divieto di avvicinamento.

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Il papà di Vanessa, Carmelo Zappalà, parla a n un’intervista al quotidiano La Repubblica. E fa riferimento alla decisione del giudice che non ha convalidato l’arresto dell’ex fidanzato della figlia uomo dopo la denuncia per stalking presentata a giugno da Vanessa, perseguitata già da tempo. “Quell’uomo aveva pianificato tutto, – sostiene Carmelo – ne sono sicuro, continuava ad essere accecato dalla gelosia”.


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E ha aggiunto anche: “Il killer non si rassegnava alla fine di una relazione che era andata avanti dal maggio 2020 fino al febbraio di quest’anno. Abbiamo scoperto che aveva piazzato un Gps sotto l’auto di Vanessa. E, poi, era riuscito a intrufolarsi nel giardino di casa nostra, per sentire cosa dicevamo, attraverso un tubo”. “Quel che mi addolora di più – continua – è che tutto questo si sarebbe potuto evitare se lo avessero arrestato dopo la denuncia di Vanessa, che io avevo accompagnato alla stazione dei Carabinieri. Perché quel giudice non ha convalidato l’arresto, come chiedeva la procura di Catania?”.

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Secondo Carmelo Zappalà, dopo il divieto di avvicinamento imposto dal giudice non si era più visto in giro, ma dentro di sè c’era vendetta. 2Vendetta nei confronti di mia figlia, – dice Carmelo – nei miei confronti. Ha voluto colpire al cuore anche me. E ora ripenso ai giorni in cui era stato a casa nostra, l’avevamo pure accolto per due mesi. Era un uomo con due facce. Apparentemente tranquillo, in realtà era solo un bugiardo. Era un mostro”.

Pubblicato il alle ore 11:36 Ultima modifica il alle ore 11:37