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Ritrovamento choc a Roma, due scheletri in una grotta: “Non è Emanuela Orlandi”

  • Italia

Il ritrovamento dei due scheletri nella grotta della Cecchignola, a Roma Sud, smette di essere un mistero relegato a un passato remoto e assume contorni molto più vicini nel tempo. Quella che inizialmente era stata letta come una vicenda risalente a decenni fa viene ora riscritta dagli accertamenti della procura di Roma, che collocano la morte delle due persone non a trent’anni fa ma nel 2020, appena cinque anni prima della scoperta. Un cambio di prospettiva che pesa come un macigno sull’inchiesta e ne modifica radicalmente la portata, trasformando il caso in una storia ancora calda, potenzialmente ricostruibile.

La nuova datazione è il frutto del lavoro del medico legale incaricato dalla pm Silvia Sereni, che ha ritenuto compatibili i resti con una permanenza relativamente recente all’interno della cavità. All’inizio qualcuno aveva ipotizzato che potesse trattarsi di Emanuela Orlandi ma gli esami hanno consentito anche di delineare il profilo delle vittime, una giovane donna tra i 19 e i 24 anni e un uomo tra i 30 e i 35. Elementi che, messi insieme, rafforzano l’ipotesi di un duplice omicidio e restringono il campo d’azione degli investigatori, ora concentrati su un arco temporale più definito e su una platea di persone scomparse negli ultimi anni.

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In questo quadro si inserisce il lavoro del ministero dell’Interno, che ha predisposto un elenco di circa 300 persone scomparse da incrociare con i dati a disposizione degli inquirenti, le segnalazioni e i fascicoli aperti e archiviati. Un passaggio considerato decisivo per dare finalmente un nome ai due scheletri e offrire un orientamento concreto a un’indagine che, al momento, resta priva di identità e di una ricostruzione certa degli eventi.

La scoperta, però, resta impressa per le sue modalità. È il pomeriggio di sabato 24 maggio quando due speleologi, amici arrivati da Milano per una breve vacanza nella Capitale, decidono di esplorare un cunicolo con accesso tra via dei Corazzieri e via di Vigna Murata, in una zona poco visibile e schermata dalla vegetazione. Entrano con imbracature e torce fissate ai caschi, avanzano per decine di metri nel buio, finché la luce si posa sulle ossa. Due scheletri rannicchiati, uno accanto all’altro, a circa cento metri dall’ingresso, in una posizione che agli investigatori apparirà tutt’altro che casuale.

Dopo la chiamata al 112, sul posto arrivano gli agenti del IX distretto Esposizione, la squadra mobile e la polizia scientifica. La grotta viene mappata, la scena fotografata, i resti recuperati e trasferiti all’Istituto di medicina legale della Sapienza. Tra le prime ipotesi, quella che potesse trattarsi di una coppia di clochard viene presto considerata poco plausibile, perché risulta difficile spiegare una morte simultanea nello stesso luogo senza tracce evidenti di una lunga permanenza all’interno del cunicolo.

Il contesto rende il mistero ancora più inquietante. La grotta si trova a poche centinaia di metri dalla stazione Laurentina della metro B, nel quadrante sud della città, un’area attraversata quotidianamente da pendolari, studenti e residenti. Gli investigatori valutano se i corpi siano stati nascosti lì per farli sparire, sfruttando l’isolamento naturale della cavità, oppure se le due persone si siano rifugiate all’interno per fuggire o nascondersi, restando poi intrappolate. Resta da chiarire se siano entrate già senza vita o se la morte sia avvenuta nel buio e nello spazio angusto della grotta.

C’è poi un dettaglio che spicca su tutti e che riporta la vicenda su un piano ancora più inquietante. Lo scheletro dell’uomo presenta una ferita al cranio, mentre quello della donna, almeno a livello osseo, non mostra traumi evidenti. Nessuna pista viene esclusa, così come nessuna suggestione iniziale, comprese quelle poi accantonate che avevano chiamato in causa nomi simbolo di altri misteri romani come Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Ipotesi archiviate, ma sufficienti a restituire la misura di un enigma che resta aperto e di una storia che, a distanza di cinque anni dalla morte e mesi dalla scoperta, continua a chiedere risposte.


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