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“Ho fatto un guaio”. Natale, 47 anni, ucciso dal fidanzato 20enne della figlia. Confessa il motivo choc

Quando un passante ha avvertito il 112 dicendo di aver visto un uomo riverso a terra, ha detto che si trattava di un incidente stradale. In realtà quando gli inquirenti sono giunti sul posto la realtà era un’altra: si tratta di un omicidio quello che si è consumato a Palermo nel quartiere Brancaccio. Un uomo, Natale Caravello, 47 anni, gestore di un negozio di bombole è stato trovato senza vita. Attorno al suo corpo due bossoli.

A sparare è stato Alessandro Sammarco, 19 anni, il fidanzato di sua figlia. Il ragazzo ha confessato l’omicidio: “Ho fatto un grosso guaio”, ha detto al suo avvocato prima di raccontare tutto. Come ha detto lo stesso ragazzo alla Squadra mobile di Palermo, che conduce l’inchiesta, la vittima non voleva che il giovane intraprendesse una relazione sentimentale con la figlia ventenne. Nella notte il ragazzo di 19 anni avrebbe raccontato agli investigatori di avere sparato alla vittima perché la vittima non voleva che avesse un rapporto sentimentale con la figlia. La Squadra mobile aveva escluso dal primo momento il movente mafioso.

natale caravello ucciso fidanzato figlia


Infatti come si legge su Repubblica, “Caravello aveva una serie di precedenti per furti e rapine. Tra i colpi messi a segno quello in un negozio di abbigliamento nel centro di Palermo, la notte del 23 marzo del 2009, quando con una banda di complici, col volto coperto da maschere di carnevale, portò via merce per mezzo milione di euro”.

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Inoltre Natale Caravello era stato arrestato per una serie di rapine in trasferta nel 2015: “I colpi alle banche in Brianza assieme ad alcuni complici e basisti, secondo l’accusa, erano fruttati oltre un milione e mezzo milione di euro. E, ancora, nel 2012 il coinvolgimento nell’operazione Car Wash per una serie di colpi della banda del buco, furti a negozi da cui poi era stato assolto”, scrive ancora il quotidiano Repubblica. Da anni non si sparava nel quartiere Brancaccio di Palermo e gli inquirenti erano convinti che non si trattasse di un delitto di mafia.

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auto polizia

Hanno avuto ragione soprattutto dopo la confessione del ragazzo. Come si legge su Palermo Today, Alessandro Sammarco, imparentato con dei pregiudicati per mafia e che è difeso dall’avvocato Corrado Sinatra, si è così costituito poco dopo il delitto alla caserma Carini dei carabinieri ed è stato poi interrogato fino alle 3 alla squadra mobile dal pm di turno, il sostituto procuratore Gianluca De Leo. Avrebbe ammesso le sue responsabilità e per lui è quindi scattato il fermo, che dovrà essere convalidato nelle prossime ore”.