Napoli Samuele Morto Confessione Domestico

“Ho lasciato cadere Samuele, poi ecco cosa ho fatto”. Bimbo morto dal balcone, arriva la confessione

Arriva la svolta sul decesso del piccolo Samuele, morto venerdì scorso a Napoli dopo essere precipitato dal terzo piano del suo palazzo. In un primo momento si era pensato ad un tragico e fatale incidente, poi sono emersi man mano elementi inquietanti che hanno portato gli investigatori a fermare il domestico della famiglia. Infatti, l’ipotesi diventata poi prevalente è stato l’omicidio. E adesso è arrivata la confessione che permette di dare una sterzata alle indagini sul brutto fatto.

C’erano ancora tanti dubbi e zone d’ombra sul caso. Tra questi anche un ‘buco’ di almeno tre ore nel pomeriggio della tragedia. Samuele sarebbe caduto dal balcone di casa sua intorno alle 13. Pochi minuti dopo, attirata delle urla delle persone che affollavano la via, mamma Carmen, incinta all’ottavo mese, si era accorta di quanto successo. Nello stesso momento un uomo esce dal palazzo teatro della tragedia come se niente fosse”. Ora la novità più sostanziale che cambia proprio tutto.

Napoli Bambino Samuele Morto Confessione Mariano Cannio

Questa la confessione del domestico Mariano Cannio, dopo che aveva provocato la morte del bimbo a Napoli: “Ad un tratto l’ho preso in braccio e sono uscito fuori al balcone. Giunto all’esterno con il bambino tra le braccia mi sono sporto e ho lasciato cadere il piccolo. Ho immediatamente udito delle urla provenire dal basso e mi sono spaventato consapevole di essere la causa di quello che stava accadendo. Sono fuggito a casa e sono andato a mangiare una pizza nella Sanità”. Parole che hanno lasciato tutti sorpresi.


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Poi Mariano Cannio ha affermato dopo la tragedia di Napoli: “Fuori al balcone, avendo sempre il piccolo in braccio, e appena uscito in prossimità della ringhiera, ho avuto un capogiro. Mi sono affacciato dal balcone mentre avevo il bambino in braccio perché udivo delle voci provenire da sotto a questo punto lasciavo cadere il bambino di sotto. Mi sono steso sul letto e ho iniziato a pensare a quello che era accaduto, dopo sono sceso e sono andato a un bar in via Duomo e ho preso cappuccino e cornetto”.

Un testimone della morte di Samuele, il bambino caduto nel vuoto a Napoli, aveva riferito: “Lui stava sul balcone con il bambino, come sempre, come si butta un bimbo da una ringhiera così alta? Lui l’ha preso in braccio, è stato un caos totale, il quartiere… abbiamo visto un bimbo cadere giù, con sangue dappertutto, una scena dell’orrore, non si è capito nulla”.

Pubblicato il alle ore 18:18 Ultima modifica il alle ore 18:25