Muore a 11 anni e dona gli organi. Il paese s’inchina

Solo undici anni ma un senso dell’altruismo da fare invidia a chiunque. Il web celebra, giustamente, la storia di Liang Yaoyi, uno bimbo cinese colpito da un destino senza vie d’uscita: un tumore al cervello inoperabile. Il piccolo conosceva la verità, sapeva di non avere molto tempo da vivere. E allora, ha pensato, perché rendere inutile tutta questa sofferenza? Di qui la decisione, sua, personalissima e convinta, di donare i suoi organi. «Per salvare altre vite», ha detto lui stesso, quel bimbo che da grande sognava di fare proprio il medico. Una decisione che ha scosso la Cina dove la cultura della donazione di organi non si è ancora affermata. La sua barella si è così diretta verso la sala operatoria dove era in attesa un team di chirurghi. Ma i medici non hanno voluto evitare di rendere onore al piccolo, nonostante la consapevolezza che ogni istante è prezioso: hanno voluto inchinarsi tre volte di fronte al ragazzino, perché quel giorno era stato capace di impartire una lezione a un’intera nazione. Un esempio per una nazione di un miliardo e mezzo di persone, che si è commossa. A tutta ragione giacché otto ore più tardi, i suoi reni e il suo fegato erano già riusciti a salvare la vita di due persone.