“Se li è infilati in gola per morire”. Suicida in carcere l’assassino di Marilena Re. Vito Clericò era all’ergastolo: il gesto estremo

Marilena Re era stata uccisa in un modo tremendo: colpita al capo almeno sei o sette volte ed era poi stata decapitata: il cranio era stato gettato accanto ai binari, mentre il corpo era stato nascosto nell’orto della villetta del 64enne oggi morto suicida in carcere. Era stato l’uomo, ormai in trappola, a confessare l’omicidio. Vito Clericò, il 64enne di Garbagnate Milanese condannato all’ergastolo con rito abbreviato per l’omicidio della donna, ha dapprima scritto una lettera di suo pugno per criticare l’operato della giustizia. E poi l’ha fatta finita. Si è suicidato domenica pomeriggio nel carcere di Busto Arsizio.

Riguardo la vicenda della promoter finanziaria di 58 anni uccisa a luglio del 2018 e ritrovata dopo oltre un mese nell’orto della casa del vicino, oramai si sa tutto. Era stato lo stesso Clericò, dopo oltre un mese di indagini, a far ritrovare il corpo dell’”amica”, che per più di 40 giorni era stata formalmente dispersa. Stando a quanto avevano accertato investigatori e inquirenti, la Re aveva affidato al vicino 80mila euro in contanti che avrebbe voluto occultare al Fisco dopo la vendita di un immobile. (Continua a leggere dopo la foto)


L’uomo, però, avrebbe speso il denaro e al momento di restituire i soldi, avrebbe ucciso la donna. Vito Clericò, stando a quanto appreso, avrebbe ingerito dei sacchetti dell’immondizia nel bagno del penitenziario e sarebbe morto per asfissia, soffocato. L’uomo da tempo mangiava poco e non riusciva ad adattarsi alla vita in cella. (Continua a leggere dopo la foto)

In una vicenda processuale complessa ma ormai scritta, l’unico capitolo a non essere ancora concluso è quello relativo alla posizione di sua moglie, ancora indagata per sequestro di persona e occultamento di cadavere. Marilena Rosa Re scomparve da casa sua a Castellanza nel luglio del 2017, apparentemente senza lasciare alcuna traccia, tanto da spingere i familiari a numerosi appelli per ritrovarla. (Continua a leggere dopo la foto)

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Solo poche ore più tardi gli inquirenti arrivarono alla porta di Vito Clericò e di sua moglie, a casa dei quali trovarono dei pantaloni sporchi del sangue della vittima ancora in lavatrice, che l’uomo tentò di giustificare con l’abitudine di ammazzare conigli da mettere in tavola.

Di Gianluca Salza

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Pubblicato il alle ore 10:16 Ultima modifica il alle ore 12:06