Resta aperta l’indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, trovate senza vita a Pietracatella. Dopo giorni di indiscrezioni e ricostruzioni non ufficiali, la Procura invita a non trarre conclusioni affrettate: al momento, spiegano gli inquirenti, non esistono elementi definitivi che consentano di affermare con certezza che le due donne siano state avvelenate. Gli accertamenti proseguono e l’attenzione è concentrata sugli esiti completi delle analisi specialistiche richieste al Centro antiveleni Maugeri di Pavia.
A chiarire la linea dell’ufficio è intervenuta la procuratrice di Larino Elvira Antonelli, sottolineando che quanto emerso finora è soltanto un riscontro preliminare e non conclusivo. Secondo quanto riferito, dagli specialisti sarebbe arrivata un’indicazione di “non negatività” rispetto a una specifica sostanza, ma il dato non equivale a una conferma e necessita di verifiche ulteriori e di un quadro medico-legale completo.
La Procura ritiene prematuro parlare di avvelenamento volontario. La definizione di “non negatività” è stata ribadita come un’informazione tecnica iniziale, che dovrà essere interpretata alla luce di ulteriori test e dell’insieme degli elementi raccolti. Nel frattempo, alcune piste relative ad agenti più comuni sarebbero state ridimensionate, mentre le verifiche si concentrano su ipotesi più rare e complesse.
Gli inquirenti richiamano alla prudenza anche per evitare che la pressione mediatica interferisca con il lavoro investigativo. Il timore, in particolare, è che la diffusione di dettagli non verificati possa alterare la percezione pubblica del caso e creare difficoltà operative, con il rischio di compromettere la ricerca di eventuali riscontri oggettivi.
Un passaggio rilevante riguarda la competenza territoriale: il fascicolo, inizialmente seguito dalla Procura di Campobasso, è stato trasferito a Larino. La decisione è legata ai luoghi in cui sarebbero maturati i fatti e alla necessità di coordinare gli accertamenti sul territorio di Pietracatella.
Nel procedimento, l’ipotesi di reato al vaglio è quella di omicidio premeditato. La scelta investigativa, spiegano fonti giudiziarie, dipende soprattutto dalla natura della sostanza sospettata: qualora venisse confermata, l’assunzione accidentale risulterebbe difficilmente compatibile e andrebbero ricostruite modalità e contatti delle ultime ore.
Determinanti saranno gli esiti dell’autopsia completa e delle analisi tossicologiche definitive. Solo il quadro medico-legale potrà chiarire con precisione la causa del decesso e stabilire se si sia trattato di un evento naturale, di una intossicazione o di un’azione esterna.
La Procura, nel frattempo, ribadisce l’invito alla cautela: l’indagine è in una fase delicata e ogni conclusione potrà essere formulata soltanto dopo la chiusura degli accertamenti tecnici e la verifica incrociata di tutti i dati disponibili.


