Ci sono casi che non si lasciano raccontare in modo lineare. Ti restano addosso, perché ogni dettaglio apre una domanda nuova e più scomoda della precedente. E adesso, mentre chi indaga prova a rimettere in fila i fatti, spunta un particolare che potrebbe cambiare completamente il modo in cui guardare a questa tragedia.
Al centro dell’inchiesta ci sono Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia. Due morti che hanno scosso un intero paese e che, giorno dopo giorno, stanno diventando un rebus sempre più fitto. La Procura, intanto, va avanti con un’ipotesi pesantissima: duplice omicidio premeditato.

Quel dettaglio che riapre tutto: “Ricerche sulla ricina”
Uno dei punti su cui si stanno concentrando gli investigatori riguarda alcune navigazioni in rete legate proprio alla sostanza tossica. Non è un passaggio secondario: capire chi abbia cercato informazioni sulla ricina, e soprattutto quando, può essere determinante per ricostruire la sequenza degli eventi.
L’obiettivo è chiarire se quelle ricerche siano riconducibili alle due donne oppure se dietro ci sia qualcun altro. Nel mirino ci sono anche eventuali “rapporti, relazioni e legami” collegabili a quelle consultazioni online, proprio perché potrebbero raccontare molto più di quanto sembri.

Dispositivi sequestrati: dentro telefoni e computer si cerca la verità
Venerdì mattina, in Questura a Campobasso, verranno estratti i dati dai dispositivi elettronici sequestrati nell’abitazione di Pietracatella. È uno di quei momenti in cui l’inchiesta può fare un salto in avanti: i file, le cronologie, i messaggi possono parlare anche quando le persone non possono più farlo.
Gli accertamenti riguarderanno telefoni cellulari, computer, tablet e modem. E non solo per tracciare le ricerche: gli inquirenti vogliono anche acquisire le conversazioni tra madre e figlia nei giorni più delicati, tra il 25 e il 28 dicembre, quando comparvero i sintomi, poi il ricovero e infine il decesso.
Chat, contatti, appunti: la vita privata sotto la lente
Non c’è solo la tecnologia. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire anche il contesto familiare e relazionale delle due donne: chi frequentavano, con chi parlavano, quali tensioni o preoccupazioni stavano vivendo.
Per questo saranno analizzati messaggi, contatti e comunicazioni con parenti, amici e conoscenti. E verranno valutati anche documenti personali, eventuali appunti o annotazioni che possano dare un senso alle condizioni di salute e a ciò che è accaduto nelle ore precedenti alla tragedia.
I passaggi decisivi: casa, dispositivi e autopsie
L’inchiesta viene descritta come una fase delicatissima. Gli elementi raccolti sono tanti e, secondo quanto emerso, gli investigatori avrebbero già messo insieme migliaia di informazioni, ascoltando oltre cento persone.
Tra gli accertamenti ritenuti fondamentali ci sono la ricerca di eventuali tracce di ricina in casa, l’analisi completa dei dispositivi sequestrati e il deposito delle relazioni autoptiche definitive, atteso entro la fine del mese.
Il ritorno dell’infermiere: sentito ancora dagli inquirenti
Nel frattempo continuano le audizioni. Nelle ultime ore è stato ascoltato nuovamente un infermiere, amico della famiglia, che a dicembre avrebbe somministrato una flebo nell’abitazione dove vivevano Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi.
L’uomo era già stato sentito in precedenza, ma è stato riconvocato dopo ulteriori approfondimenti successivi alla scoperta della presenza di ricina. Gli investigatori lavorano anche su altri elementi emersi nelle ultime settimane e resta atteso un nuovo interrogatorio di Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita.


