Un dolore improvviso e profondo scuote il mondo del cinema indipendente italiano, che perde una delle sue voci più promettenti. La notizia è arrivata come un fulmine, lasciando un grande vuoto in chi aveva avuto modo di conoscere da vicino il suo talento e la sua sensibilità artistica. Il messaggio diffuso dal collettivo Cinemovel, con cui aveva condiviso anni di collaborazioni e amicizie, è denso di commozione: “Lo abbiamo visto crescere e diventare un giovane uomo talentuoso con cui condividevamo sogni e passioni, sarai sempre con noi nel buio di ogni proiezione e nella luce che si accende sullo schermo”. Parole che racchiudono l’essenza di un percorso breve ma intenso, fatto di impegno, curiosità e amore per il racconto attraverso le immagini.
Fin da ragazzo aveva dimostrato una spiccata inclinazione per la narrazione visiva. Dopo il diploma scientifico, aveva scelto di iscriversi alla facoltà di Lettere e Beni culturali all’Università di Bologna, dove iniziò a sperimentare le prime forme di linguaggio audiovisivo, collaborando con gruppi musicali emergenti per la realizzazione di videoclip. La sua capacità di tradurre emozioni e realtà in immagini gli valse ben presto l’attenzione di chi lavorava nel settore documentaristico, tanto da spingerlo verso studi più specifici.

Piange il cinema italiano: solo 31 anni
Nel 2018 decise infatti di frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano, una delle più prestigiose scuole italiane del settore. Lì perfezionò il suo sguardo da regista, imparando a raccontare le storie degli altri con autenticità, rispetto e potenza espressiva. Durante quegli anni si avvicinò sempre di più al mondo dei documentari sociali, realizzando spot e progetti per startup, associazioni e realtà culturali che gli permettevano di unire l’impegno civile alla creatività visiva.

Il riconoscimento più importante arrivò nel 2023, quando il suo reportage “Il ritorno del lupo”, realizzato insieme a Niccolò Barca, vinse il premio Rai al Trento Film Festival. Quel lavoro aveva mostrato una maturità sorprendente, capace di unire l’osservazione del reale a una poetica personale e intensa. Un successo che sembrava aprirgli definitivamente le porte del cinema italiano più attento al racconto dell’attualità.

Si chiamava Tommaso Merighi, aveva solo 31 anni, e il suo nome stava cominciando a farsi conoscere anche oltre l’ambito documentaristico. Il suo ultimo progetto, “Allacciate le cinture – Il viaggio di Io Capitano in Senegal”, prodotto da Cinemovel con Rai Cinema e Fondazione Lam, testimoniava il suo sguardo internazionale e la sua volontà di portare il cinema dove spesso non arriva: nei villaggi, nelle scuole, tra i bambini e i ragazzi che scoprivano per la prima volta la magia dello schermo.
Con lui se ne va un giovane autore capace di dare voce a chi non ne ha, di raccontare il mondo con occhi limpidi e profondità rara. Bologna, il cinema e tutti quelli che lo hanno conosciuto lo ricordano ora nel silenzio delle sale, dove ogni luce che si accende sembra evocare ancora la sua presenza.


