Giornalismo in lutto. Tutti sconvolti: se ne è andato all’improvviso. Ha lavorato fino a poco prima del dramma

Avrebbe compiuto 61 anni il prossimo aprile. Un lutto ha colpito il mondo del giornalismo pugliese. Era il caporedattore del Nuovo Quotidiano di Puglia. Lascia la moglie e tre figli, Eugenio e Ludovica, avuti in prime nozze, e il piccolo Carlo. Era originario di Galatone mosso i primi passi nelle radio e poi nelle televisioni locali, a Teleleccebarbano. Le prime cronache per Quotidiano, poi anche per la Gazzetta del Mezzogiorno, infine l’assunzione a Quotidiano nel marzo 1988.

Si chiamava Renato Moro ed è morto a causa di un malore improvviso. Pochi mesi fa aveva perso prima il padre e poi la madre. Per anni ha guidato la cronaca di Lecce con lo sguardo attento e la curiosità che contraddistingue il lavoro del giornalista. Ha raccontato quello che accadeva nella sua terra sempre con lo stesso spirito, con la stessa passione, identica immutata voglia di fare e di lavorare. (Continua dopo la foto)


Renato Moro era un appassionato della sua professione. Curioso, attento, acuto, ironico, ha raccontato la cronaca come pochi, esponendola e analizzandola nella sua complessità e nella sua banalità, e spesso nelle sue miserie. È stato in prima linea negli anni bui della Sacra corona unita e ha individuato la trasformazione in atto nella criminalità salentina e pugliese, evidenziandone l’evoluzione da malavita in mafia organizzata. (Continua dopo la foto)

“Renato ha raccontato i travagli, le contraddizioni, le ambizioni, le sconfitte e le speranze della nostra terra. Lo ha fatto con la professionalità e la consapevolezza del giornalista serio, puntuale, scrupoloso e attento ai fatti. Capace di coltivare la profondità, anche a dispetto dello spirito degli ultimi tempi”. Lo afferma il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, in una nota di cordoglio per la morte del giornalista e caporedattore del Nuovo Quotidiano di Puglia Renato Moro. (Continua dopo la foto)

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“La famiglia del Nuovo Quotidiano di Puglia – conclude – perde uno dei suoi padri, che un tempo era stato figlio del giornale. Il giornalismo salentino una personalità riconosciuta e stimata, difensore appassionato di un mestiere che le insidie della modernità mettono in difficoltà. La famiglia e gli amici un uomo, un compagno, un padre di dolcezza mai esibita, gentilezza naturale, timidezza malcelata”.

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