“Oggi è un giorno triste”. Giornalismo italiano in lutto, addio al volto gentile che ha raccontato l’Italia migliore

Lutto nel mondo del giornalismo italiano. A dare la notizia è stata la famiglia. Aveva 81 anni e per tanto tempo era stato una delle firme di punta della redazione napoletana de ‘L’Unità’. Un passaggio decisivo nella sua crescita professionale prima del passaggio a ‘Paese Sera’ quindi al ‘Mattino’, sulle colonne del quale ha scritto gli ultimi articoli e che oggi lo piange.

Una scomparsa che lascia il segno e che aumenta la distanza tra il nuovo giornalismo fatto di schermi di pc e quello ‘eroico’ degli articoli dettati per telefono da qualche sporca cabina telefonica. Quella cabina da cui si sforzava di raccontare i vizi del sistema ma anche l’Italia migliore. Di lui scrive un ricordo oggi sul Corriere del Mezzogiorno Nora Puntillo che ricorda il primo incontro con il maestro, la sua professionalità e l’umanità che l’ha sempre contraddistinto nel lavoro come nella vita. “Novembre 1960, lunedì 21, intorno all’una, entrando per la mia prima volta nella sede dell’Unità allora in Angiporto Galleria già Vico rotto San Carlo, oggi piazzetta Matilde Serao, nel lungo corridoio pensile incontrai Sergio Gallo, scomparso ieri all’età di 81 anni: poco più che un ragazzo, correva alla stazione per portare al treno per Roma il “fuorisacco”, la busta con dentro i dattiloscritti di tutte le notizie che si potevano compilare di mattina”. Continua dopo la foto


“La redazione cominciava a lavorare alle 8. Sergio il fattorino era un giovane veterano fra tutti quegli adulti a me noti attraverso i loro scritti. Ed era al lavoro già da un paio d’anni. Al ritorno dalla stazione, nel pomeriggio studiava a singhiozzo, perché al fattorino toccava anche di portare i dattiloscritti pomeridiani alla “Radiostampa” ovvero il servizio telescriventi nella Posta Centrale a piazza Matteotti”. Continua dopo la foto

“E riusciva perfino a scrivere di sport, pagato (pochissimo) per ogni pezzo. Appena diplomato chiese e ottenne di continuare a scrivere, come me divenne cronista di “nera” e di altro. Come fattorino arrivò Mario Riccio, che poi diventerà un bravo fotografo subentrando nel lavoro allora svolto da Franco Feliciotti. Eravamo i tre più giovani, quasi coetanei”. Continua dopo la foto

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“Per motivi di età fraternizzammo presto; Sergio mi è rimasto grato per la mia “soffiata”. Avevo saputo non so come che volevano mandarlo in Federazione (allora in via Loggia dei Pisani) con incarico burocratico, lui chiarì con fermezza ad Andrea Geremicca capocronista che voleva fare il giornalista al servizio della classe operaia, come gli avevano insegnato la madre e la zia, attiviste in una Sezione del Centro”.

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