La notizia ha lasciato sgomenta Napoli e il mondo dell’informazione: è morta dopo una lunga malattia la giornalista Adriana Schiavo, aveva solo 40 anni. Stimata dai colleghi e conosciuta per il suo lavoro nel settore della comunicazione, negli anni era diventata un volto apprezzato anche all’interno dell’Università Federico II, dove aveva proseguito il proprio percorso professionale dopo le esperienze da freelance.
Dietro il profilo professionale, però, c’era soprattutto una donna che aveva inseguito la felicità privata con tenacia. Cinque anni fa era diventata madre, realizzando insieme al compagno Fabrizio il desiderio di un figlio a lungo atteso. Poi l’arrivo della malattia, il calvario delle cure e un ultimo anno particolarmente duro, segnato da ricoveri e interventi chirurgici che non sono bastati a fermare il male.

L’ultimo saluto e il ricordo dei colleghi
Chi le è stato vicino racconta che neppure nei giorni più difficili Adriana abbia perso il sorriso e quella voglia di vivere che l’aveva sempre contraddistinta. Un tratto rimasto impresso in amici, familiari e colleghi, oggi travolti da un dolore profondo. La sua scomparsa ha infatti colpito non soltanto chi con lei ha condiviso redazioni e uffici, ma anche una comunità professionale che la considerava una presenza preziosa e autentica.
I funerali si sono svolti giovedì nella chiesa di San Vitale a Fuorigrotta, gremita per l’ultimo abbraccio. Nelle stesse ore, durante l’assemblea per il bilancio degli iscritti all’Ordine dei giornalisti della Campania, il suo nome è stato ricordato con un minuto di silenzio e un applauso. Un gesto semplice, ma pesantissimo, che ha restituito il segno del vuoto lasciato dalla sua morte prematura.

Resta così il ritratto di una professionista seria, di una madre giovane e di una donna che ha affrontato la sofferenza senza lasciarsi definire soltanto dalla malattia. La morte di Adriana Schiavo apre una ferita nel giornalismo campano e in tutti coloro che ne hanno incrociato il cammino. Un addio che pesa come pietra, ma che consegna anche il ricordo di una vita vissuta con coraggio fino all’ultimo.


