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“Mancherai all’Italia, mancherai al mondo intero”. Lutto per la letteratura: “La grande scrittrice si è spenta”

Il mondo della cultura e l’Italia intera dicono addio alla scrittrice Luisa Adorno, pseudonimo di Mila Curradi Stella, che il prossimo 2 agosto avrebbe compiuto 100 anni. A darne la notizia per prima è la casa editrice palermitana Sellerio, che ha pubblicato tutti i suoi romanzi. La donna è morta precisamente il 12 luglio a Roma, ma si sa soltanto adesso. I funerali si sono tenuti mercoledì 14 luglio, alle ore 16, nella chiesa romana dei Santi Antonio e Annibale Maria. Gli editori Olivia e Antonio Sellerio “profondamente addolorati piangono la scomparsa della cara Mila Curradi Stella in arte Luisa Adorno”, scrive una nota.

E ancora: “Ne rimpiangono la grande intelligenza e l’ironia, il rigore morale, la grazia della scrittura. Ricordano commossi l’antica amicizia ereditata dalla madre Elvira e insieme ai collaboratori della casa editrice si uniscono con affettuosa partecipazione al dolore del figlio Luigi e della famiglia”. “La vita” di Luisa Adorno, in un felice connubio di lessico familiare, dialetto siciliano, umorismo e esperienze segnate dal dramma della guerra, permea tutti i romanzi di Adorno. Nata a Pisa nel 1921, sorella dello scrittore Mauro Curradi (1925-2005), si trasferì a Roma nel 1943 e partecipò alla Resistenza.

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Luisa Adorno, la sua vita

Luisa Adorno si laureò in lettere nel 1946, ha insegnato per quasi 40 anni nelle scuole medie e superiori. Dopo aver collaborato con diversi pseudonimi alle riviste “Il Mondo” di Mario Pannunzio e “Paragone”, nel 1962 pubblica “L’ultima provincia” (Rizzoli, 1962; ripubblicato da Sellerio nel 1983), racconto a sfondo autobiografico del girovagare per l’Italia di un prefetto di origine siciliana con la famiglia.


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A quel punto la donna adottò lo pseudonimo di Luisa Adorno per far sì che non fosse riconosciuto il protagonista del libro, ovvero il prefetto, suo suocero. Luisa Adorno ha vinto nel 1985, con “Le dorate stanze” (Sellerio), il Premio Prato-Europa e il Premio Pisa, storia dell’amicizia scanzonata fra tre ragazze che segue l’avvicendarsi di anteguerra, guerra e liberazione.

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Nel nel 1990, con “Arco di luminaria” (Sellerio), Luisa Adorno ha vinto il Premio Viareggio e il Premio Racalmare-Leonardo Sciascia: narrazione della ‘strategia’, nutrita di tolleranza e gioia di vivere, messa in atto da una famiglia ancora patriarcale per salvare i propri valori (in particolare l’amore per la terra) senza rifiutare il nuovo del mondo che cambia. Nel 1995, con “Come a un ballo in maschera” (Sellerio), ha vinto il Premio Donna Martina Franca; nel 1999, con “Sebben che siamo donne” (Sellerio), il Premio Vittorini.

Pubblicato il alle ore 08:14 Ultima modifica il alle ore 08:14