Nel primo pomeriggio di giovedì 5 febbraio i lavori parlamentari tornano a incrociarsi con uno dei casi più dolorosi e irrisolti della storia italiana. La Commissione bicamerale d’inchiesta sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori si riunisce per una seduta destinata a pesare sul percorso dell’indagine. L’obiettivo dichiarato è mettere ordine tra frammenti, silenzi e ricostruzioni mai del tutto chiarite, provando a fissare nuovi punti fermi a distanza di oltre quarant’anni.
L’incontro odierno non è una semplice formalità. I commissari puntano a verificare elementi rimasti ai margini delle inchieste giudiziarie e a riesaminare passaggi che, all’epoca dei fatti, potrebbero essere stati sottovalutati. La strategia è quella di far dialogare testimonianze dirette e analisi tecniche, per restituire una lettura più completa di ciò che accadde nel pomeriggio in cui Emanuela Orlandi scomparve nel cuore di Roma.

Ad aprire le audizioni sarà Dolores Brugnoli, una figura che emerge all’interno degli approfondimenti sulla cosiddetta “pista della BMW”. Questo filone riguarda la segnalazione di un’auto di quel modello nei pressi del luogo della sparizione della giovane e affonda le radici nel lavoro di Giulio Gangi, l’agente dei Servizi Segreti che per primo condusse indagini private sul caso. La Commissione intende capire se quegli elementi, raccolti nei giorni immediatamente successivi al rapimento, possano oggi assumere un peso diverso alla luce delle nuove verifiche.
L’audizione della Brugnoli si colloca infatti in un percorso mirato a confermare o smentire quanto ricostruito da Gangi, cercando di ricomporre la mappa di movimenti, presenze e dettagli che ruotano attorno a corso Rinascimento. Secondo quanto riportato da diverse testate nazionali, l’attenzione dei commissari si concentra su volti, targhe e traiettorie che potrebbero essere stati ignorati o messi da parte durante le indagini ufficiali.

Solo nella seconda parte della seduta entrerà in scena l’aspetto più tecnico dell’inchiesta parlamentare. A essere ascoltato sarà Armando Palmegiani, criminalista e autore del volume “Emanuela Orlandi. 40 anni di depistaggi”. La sua testimonianza è considerata centrale perché frutto di anni di studio delle carte processuali e delle deviazioni investigative che avrebbero portato le indagini lontano da possibili verità.

Il contributo di Palmegiani servirà a individuare anomalie procedurali, incongruenze e tentativi di insabbiamento che hanno segnato l’intero arco di questa vicenda. Incrociando la testimonianza legata alla BMW con l’analisi dei depistaggi, la Commissione mira a costruire un quadro più definito, capace di superare le verità parziali finora emerse. Resta ora da capire se dalle parole dei due auditi scaturiranno elementi nuovi, in grado di riaprire piste considerate chiuse o mai esplorate fino in fondo.


