Un pomeriggio iniziato come tanti, con lo zaino in spalla e la voglia di respirare alta quota. Poi il silenzio: telefoni muti, nessun messaggio, nessun segnale. E quando l’attesa diventa paura, in montagna ogni minuto pesa doppio.
Nelle Dolomiti, tra neve che resiste alla primavera e pareti che non perdonano, è scattata una ricerca tesa, complicata, fatta di coordinate incerte e di speranze appese a un dettaglio. Finché dall’alto, nel buio che scendeva, qualcuno ha visto qualcosa.
La storia arriva dall’Alto Adige, nella zona del Passo Gardena. Due giovani escursioniste erano uscite insieme e, col passare delle ore, amici e familiari non sono più riusciti a contattarle. L’allarme è partito in serata, intorno alle 19.30, quando è diventato chiaro che non si trattava di un semplice ritardo.
Un dettaglio che avrebbe avuto un peso enorme: in quell’area la copertura telefonica è assente. E senza un punto preciso da comunicare, i soccorritori si sono trovati a cercare praticamente “al buio”, su un territorio vasto e difficile.

Le indicazioni iniziali erano approssimative. Durante il sorvolo, però, l’elicottero “Pelikan 3” avrebbe individuato dei segnali luminosi provenienti da una ripida parete rocciosa nella Val dei Bosli. Un punto impervio, difficile da raggiungere anche per chi è esperto.
Quella traccia ha permesso di localizzare le due ragazze e di indirizzare l’intervento. A supporto delle operazioni è intervenuto anche un secondo elicottero, dell’Aiut Alpin Dolomites, mentre a terra si preparava l’avvicinamento in una zona che, anche a fine maggio, può trasformarsi in una trappola.
La giovane che non ce l’ha fatta si chiamava Elena Berselli, aveva 23 anni ed era residente a Zola Predosa, nel Bolognese. Secondo le prime ricostruzioni, si trovava con un’amica di 26 anni in escursione nella zona della Val Mezdì, nel gruppo del Sella, a circa 1.800 metri di quota.
Durante il percorso, la 23enne sarebbe scivolata su un tratto innevato, precipitando per oltre 200 metri. Un volo tremendo, su un pendio dove la neve, mescolata a roccia e ghiaccio, non lascia appigli. Le ferite riportate sarebbero state purtroppo fatali.

Con Elena c’era l’altra escursionista, poi soccorsa e trasportata a valle in forte stato di choc. L’incidente risalirebbe al tardo pomeriggio di domenica 24 maggio, ma la notizia è emersa solo dopo il completamento delle operazioni di recupero.
Quanto alla dinamica, secondo quanto riportato dai quotidiani locali, le due ragazze si sarebbero allontanate dal percorso previsto durante la discesa dalla via ferrata, finendo in un’area particolarmente pericolosa e ancora innevata nonostante la stagione. Ora si lavora per chiarire con precisione cosa sia accaduto in quei minuti.
Quando i soccorritori sono riusciti a raggiungere il punto indicato, per Elena non c’era più nulla da fare. Il recupero della salma è stato descritto come estremamente complesso, proprio per la conformazione della parete e le condizioni del terreno.
Il corpo della 23enne è stato poi trasferito a Corvara in Badia. Intanto, la vicenda ha scosso la comunità e riporta al centro un tema che torna ogni primavera: in quota la neve può restare, e anche un’escursione “di stagione” può trasformarsi all’improvviso in un incubo.
Come se non bastasse, sempre nella giornata di domenica un altro episodio tragico è stato registrato a Barbiano: un uomo di 59 anni è morto dopo essere caduto nella cascata “Barbianer Wasserfall”. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, sommozzatori e l’elicottero “Pelikan 2”. Due tragedie in poche ore, in scenari mozzafiato eppure spietati: luoghi che attirano per bellezza e libertà, ma che ricordano, nel modo più duro, quanto basti poco perché tutto cambi.


