Per milioni di utenti è semplicemente Nonna Silvi, la simpatica creator toscana che con la sua spontaneità ha conquistato i social fino a trasformare la propria popolarità in un’attività di successo gestita insieme al nipote. Dietro i video diventati virali, però, si nasconde anche una vicenda personale che affonda le radici in una delle pagine più drammatiche della cronaca italiana.
Ospite del podcast Gurulandia, la creator classe 1941 ha ripercorso un ricordo rimasto impresso nella sua memoria, legato al caso del Mostro di Firenze. Nel corso della conversazione, tra racconti di vita e curiosità, è emerso un episodio che coinvolge direttamente la sua famiglia e uno degli ultimi delitti attribuiti al serial killer.

Nonna Silvi e il legame con il caso del Mostro di Firenze
Il legame nasce attraverso il figlio Marco Martini, che nel 1982 prestava servizio come volontario della Croce d’Oro. Fu lui a intervenire dopo la segnalazione del duplice omicidio avvenuto nei pressi di Baccaiano, nel comune di Montespertoli, dove vennero colpiti Paolo Mainardi, 22 anni, e la fidanzata Antonella Migliorini mentre si trovavano a bordo della loro Fiat 147 celeste. Alla domanda dei conduttori sul Mostro di Firenze, Nonna Silvi ha risposto con un’immagine che non ha mai dimenticato: “Io ho visto il secchio pieno di sangue!”.

La creator ha quindi ricostruito quei momenti drammatici attraverso il racconto ricevuto dal figlio. “Il mi’ figliolo era di servizio alla Croce d’Oro. Arriva una chiamata e parte per Baccaiano. Là vede la macchina dove c’era quest’uomo con il sangue alla bocca. Lo prende, lo mette in ambulanza e lo porta in ospedale, ma l’uomo è morto durante il tragitto. Fino a Empoli è rimasto vivo. La ragazza, invece, l’hanno trovata già morta”. Un ricordo che ha colpito anche i conduttori del podcast, tanto che Marco Cappelli ha annunciato l’intenzione di dedicarle una futura puntata interamente incentrata su questo episodio. Nonna Silvi ha poi aggiunto: “Io non so come abbia fatto mio figlio a trovare il coraggio e la forza per raccattare una persona in quello stato. Era pieno di sangue quando è tornato a casa”.
Il coinvolgimento di Marco Martini, tuttavia, non si limitò alle operazioni di soccorso. Il suo nome riemerse anche durante il processo sul Mostro di Firenze, perché la sua testimonianza divenne uno degli elementi discussi nel dibattimento. A ricostruire la vicenda è il sito Mostrologia, specializzato nello studio del celebre caso di cronaca.

Nel ricostruire gli eventi, il portale ricorda: “A entrare nella macchina erano stati invece i barellieri, all’epoca tutti molto giovani e alla prima esperienza in un’operazione di soccorso. I loro nomi erano: Silvano Gargalini, Marco Martini e Paolo Ciampi”. Successivamente aggiunge: “Anche i barellieri riferirono durante il Processo ai CdM che il Mainardi era seduto dietro, ma il Pubblico Ministero Paolo Canessa fece notare come invece la notte stessa dell’omicidio, le loro dichiarazioni fossero state differenti: avevano cioè riferito che il Mainardi era seduto davanti”.
Proprio questa discrepanza ha alimentato nel tempo diverse interpretazioni tra gli studiosi del caso. Come riporta ancora Mostrologia: “Anche su questo punto non c’è omogeneità di vedute fra i mostrologi: c’è chi ritiene che i barellieri in sede processuale avessero voluto allinearsi alle dichiarazioni rese dall’Allegranti (ma sinceramente non se ne capisce il motivo), c’è invece chi ritiene che la notte del duplice omicidio sui giovanissimi barellieri fossero state esercitate pressioni dalle forze dell’ordine affinché non fornissero versioni contrastanti, e di conseguenza problematiche, rispetto ai ragazzi che per primi erano intervenuti sulla scena del crimine e avevano visto il Mainardi seduto davanti. È lo stesso barelliere Martini a indurre a pensare che questa seconda possibilità sia più corretta, quando sempre al Processo ai CdM, per spiegare la discrepanza di versioni, dichiarò: ‘…dopo circa tre ore, tre ore e mezzo di interrogatorio, alla fine, a Montespertoli, dissi: fatemi firmare… scrivete quello che vi pare e fatemi firmare quello che vi pare'”


