I segreti millenari dell’ultimo Maestro della “seta del mare”

C’è un’arte millenaria, sconosciuta ai più, che affonda le sue radici nella notte dei tempi mescolandosi al mito e alla magia. Si tratta della lavorazione del bisso, la seta del mare, una tecnica che ha origini remote, circa diecimila anni, nella terra di Mesopotamia, e che ci riconduce a manufatti leggendari come il famoso Vello d’oro cercato da Giasone, i bracciali di Nefertari e il copricapo di Keope, che la tradizione considera realizzati con questa preziosa fibra tessile ottenuta dai filamenti prodotti, con estrema lentezza, da un mollusco: la Pinna Nobilis, la più grande conchiglia del Mediterraneo, dichiarato a rischio di estinzione nel 1992, e quindi protetto, da quando una dissennata pesca a strascico ne aveva messo a repentaglio la sopravvivenza. Ne parla anche la Bibbia che cita il tessuto degli abiti di re Salomone e della regina Ecuba, così come ne ha parlato Aristotele. Più sottile di un capello umano è mille volte più resistente, non si deteriora e non viene attaccato dagli insetti. Gli antichi caldei, egizi, greci, ebrei, lo usavano per creare i loro paramenti sacri. Al mondo è rimasto un solo Maestro in grado di trasformare questi filamenti grezzi in meravigliosa seta cangiante, che si mostra color bronzo in penombra, color oro se illuminata e quasi invisibile se esposta in controluce. Il Maestro è Chiara Vigo (su Maist’e Pannu, Maestro di tessuto), originaria della cittadina di Sant’Antioco, sull’omonima isola sarda che, seguendo con precisione antichi rituali segreti, si immerge con la luna nuova del mese di maggio, a 13 metri di profondità per portare in superficie appena 3 etti di filamento grezzo, sapientemente raccolti senza recare nessun danno alla conchiglia. I suoi lavori non hanno prezzo anche perché, ci tiene a precisare: “Il bisso non si può vendere né comprare, non soggiace alle leggi del mercato, perché è un ben collettivo: si può solo ricevere o regalare” e Chiara non ha mai ceduto, nemmeno davanti all’offerta milionaria di alcuni giapponesi intenzionati ad acquistare il Leone delle donne, un arazzo ricamato con il filo pescato da sua nonna nel 1938.  Suoi lavori di tessitura e ricamo sono esposti in musei prestigiosi come il Louvre e il British Museum, mentre una preziosissima cravatta in bisso regalata al presidente statunitense Bill Clinton si trova oggi custodita nel Museo Nazionale di Washington. Grata, ma incurante, di tanta notorietà internazionale, Chiara Vigo prosegue in quella missione alla quale si sente predestinata e ricorda ancora una volta come a iniziarla e a formarla in questa mirabile arte sia stata la nonna materna Leonilde Mereu, custode degli antichi segreti della lavorazione del bisso. “Io non me ne ero accorta, mia nonna aveva tessuto dentro di me un arazzo che non si sarebbe disfatto mai”.