La vicenda del delitto di Garlasco continua a occupare il centro del dibattito pubblico e giudiziario italiano. A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso resta uno dei più discussi della cronaca nera nazionale, alimentato da nuove indagini, ricostruzioni alternative e confronti sempre più accesi tra consulenti, avvocati e protagonisti del procedimento.
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Negli ultimi mesi l’attenzione si è concentrata soprattutto sui nuovi sviluppi investigativi e sulle verifiche disposte dalla Procura di Pavia. Ogni dettaglio emerso dagli atti viene analizzato e discusso, contribuendo a riaccendere il confronto tra chi ritiene che il quadro processuale sia ormai consolidato e chi, invece, continua a sostenere la necessità di approfondire ulteriormente alcuni aspetti della vicenda.

La frecciata di Roberta Bruzzone dopo il video dell’interrogatorio
A far discutere nelle ultime ore è stato l’intervento della criminologa Roberta Bruzzone, che dopo aver visto il video dell’interrogatorio sostenuto da Alberto Stasi, il 20 maggio 2025 davanti al procuratore capo di Pavia, Fabio Napoleone, ha voluto parlare. Le immagini, mostrate nel corso della trasmissione televisiva Quarta Repubblica, hanno suscitato numerose reazioni tra esperti e osservatori del caso.

Proprio dopo aver visionato il filmato, Bruzzone ha lanciato una stoccata ironica nei confronti dell’avvocato Antonio De Rensis, uno dei legali che assistono Stasi. Sul proprio profilo Facebook, la criminologa ha scritto: “Ma De Rensis non aveva detto che Stasi era stato ‘torchiato’ dal Dr. Napoleone? Forse ricordo male”.

Che vuol dire vedere gli interrogatori eh⁉️Chiara se uno le offriva un caffè subito lo riferiva a Alberto considerandolo un approccio‼️
— Graniticon (@FrankSfarzo) June 8, 2026
Impossibile quindi che Sempio l'abbia molestata x telefono: E' LA PIETRA TOMBALE SUL FILM DI NAPO PM CAPO‼️#Garlascopic.twitter.com/h0te4Z8kFe
Una frase che ha immediatamente attirato l’attenzione degli utenti e degli appassionati del caso Garlasco. “Grande Bruzzone. Ora De Rensis non parla più?”, si legge sui social. Il riferimento è alle precedenti dichiarazioni della difesa, che avevano descritto l’interrogatorio come particolarmente serrato. Dopo la diffusione delle immagini televisive, però, Bruzzone ha scelto di manifestare pubblicamente i propri dubbi con un commento dal tono chiaramente provocatorio.
La criminologa non si è limitata a questa osservazione. Nel suo intervento ha infatti sollevato anche una questione che da tempo alimenta il dibattito tra accusa e difesa: quella dell’Estathè trovato tra i reperti analizzati dagli investigatori. Bruzzone ha scritto: “Resta sempre la solita domanda che nessuno gli ha fatto: quando ha bevuto l’Estathè? Qualcuno di buona volontà potrebbe porre questa domanda?”.
Il riferimento richiama le dichiarazioni rilasciate nelle scorse settimane dall’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi. Commentando gli sviluppi investigativi e le ipotesi avanzate nei confronti di Andrea Sempio, Tizzoni aveva sostenuto che “si risolvono con prove scientifiche e oggettive e qui non è emerso niente di certo nei confronti di Sempio, mentre è emerso qualcosa ancora nei confronti di Stasi, ossia il Dna sulla cannuccia dell’Estathé della colazione”. In precedenza lo stesso legale aveva inoltre dichiarato: “Se il dato è che Stasi aveva bevuto quell’Estathè, andava detto innanzitutto ai periti, non siamo qua a farci prendere in giro. Trarremo le nostre conclusioni e faremo anche delle verifiche su questo dato, che dimostra ancora di più come Stasi quella mattina abbia fatto colazione con Chiara”.
La posizione della difesa di Alberto Stasi resta però diametralmente opposta. L’avvocata Giada Bocellari aveva infatti replicato che quel particolare non avrebbe un reale valore probatorio. Secondo la legale, il suo assistito frequentava abitualmente l’abitazione dei Poggi, era stato in quella casa anche la sera precedente al delitto e non vi sarebbe alcuna certezza che i rifiuti nei quali venne rinvenuta la cannuccia appartenessero esclusivamente alla colazione del 13 agosto 2007. Un confronto che continua ad alimentare il dibattito attorno a uno dei casi giudiziari più complessi e controversi della storia italiana.


