“Ho perso, mi dimetto”. Il ‘No’ alla riforma travolge il governo: Renzi lascia. Ed ecco il nome più probabile del prossimo presidente del consiglio

 

Alla fine ha vinto il No, non passa la riforma disegnata dal governo Renzi alla quale lo stesso capo del governo aveva condizionato la sua permanenza a Palazzo Chigi. Decimali a parte, 59 per cento contro il 41. “Come era scontato, l’esperienza del mio governo finisce qui: domani pomeriggio riunirò il Consiglio dei ministri, poi andrò al Quirinale a rassegnare le dimissioni”. Matteo Renzi ha fatto il Matteo Renzi fino alla fine. Come è nel suo costume, il premier dimissionario ha detto chiaramente tutto quello che doveva dire dopo una sconfitta senza dubbi al referendum. “Io ho perso, nella politica italiana non perde mai nessuno. Non vincono, ma non perde mai nessuno. Ma io sono diverso, ho perso, lo dico a voce alta anche se con il nodo in gola, perché non siamo robot”, ha spiegato Renzi nella sala dei Galeoni di Palazzo Chigi, con la moglie Agnese al suo fianco e con la voce rotta dall’emozione. Renzi ha chiuso così la sua esperienza di governo. Adesso, come ha spiegato lui stesso, l’attenzione si sposta sul Colle: “Tutto il Paese sa di poter contare su una guida autorevole e salda come quella del presidente Mattarella”. I tempi potrebbero essere anche più stretti del previsto, con un incontro che potrebbe esserci già in mattinata. Poi il Cdm nel primo pomeriggio e, a seguire, le dimissioni formali del governo. (continua dopo la foto)


Renzi traslocherà a largo del Nazareno, dove martedì è stata già convocata la Direzione del partito. “Se la giocherà, c’è ancora tanta tela da tessere”, ha assicurato un big del Pd lasciando il Nazareno, dove tutti i dirigenti si sono ritrovati per valutare il post voto, con l’eccezione dei bersaniani. I renziani hanno molto enfatizzato il passaggio di Renzi sulla legge elettorale: “Il No ha vinto in modo straordinariamente netto. Congratulazioni”, ora “tocca al No fare le proposte, serie e credibili, a partire dalla legge elettorale”. In sostanza, ha messo la palla nel campo avversario dove, come ha subito osservato più di un dem, sul dopo Italicum sono subito fioccate le proposte più diverse.

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Sullo sfondo, ovviamente, resta sempre lo scenario del voto, in tempi brevissimi, gettonato anche nel Pd e tra i renziani. Che però, da domani, dovranno misurare nel partito nuovi rapporti di forza. “Vado via senza rimpianti”, ha sottolineato Renzi nel suo commiato da Palazzo Chigi in cui, rivolgendosi allo schieramento per il Sì, ha assicurato: “Un giorno torneremo a vincere”. Toccherà a Mattarella tentare di metterne insieme i cocci e risolvere una crisi molto grave, nella consapevolezza che i margini di manovra di un capo dello Stato sono quelli che il Parlamento gli concede. Paradossalmente, trovare una soluzione per dare un governo al Paese sarà l’ultimo dei problemi per il Quirinale, che si trova di fronte un rebus di non facile soluzione. È vero che — a vario titolo — i partiti di maggioranza e di opposizione mirano al prosieguo della legislatura fino alla sua scadenza naturale. È l’obiettivo di chi — come il Pd, i centristi e Forza Italia — deve riorganizzarsi. Ma è anche l’obiettivo del blocco anti-sistema: Cinque Stelle, Lega e Fratelli d’Italia, sebbene chiedano elezioni anticipate, puntano in realtà sui tempi lunghi, scommettendo sul default dei loro avversari.

Già quando le previsioni affidavano al No la maggioranza dei voti si era cominiciato a parlare del successore dell’ex sindaco di Firenze. Al di là delle suggestioni Emma Bonino e (il ‘solito’) Giuliano Amato, pochi i nomi: il suo ministro delle Infrastrutture, renziano di ferro, Graziano Del Rio, il responsabile dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, il presidente del Senato, Pietro Grasso e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. E ora il totonomi sembra sbilanciarsi proprio verso quest’ultimo, soprattutto perché l’economia è il tema fondamentale per l’Unione europea e i mercati e perché Padoan è una figura stimata a livello comunitario e internazionale. A lui, percepito come ‘tecnico d’area’, il presidente Mattarella potrebbe affidare l’incarico di formare un nuovo esecutivo proprio per tranquillizzare l’Europa e i mercati. Ma per arrivare alla meta servirà però formare una maggioranza di governo, e i numeri in Parlamento dicono che senza Verdini non ci sono i numeri. Scenario complicato, ma la necessaria ‘quadra’ arriverà in tempi rapidi, secondo i principali osservatori.

Agnese, ma come ti vesti? Le mogli dei vip al voto, che disastro. Con l’attenzione di tutti i media, fotografi e tv, voi vi presentereste mai conciati così? E lei, poi, la moglie del premier Renzi. Inguardabile

Pubblicato il alle ore 07:52 Ultima modifica il alle ore 16:31