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Governo Meloni, la brutta notizia sul tema più importante

  • Italia

Il Consiglio dei ministri è convocato per le 17 di lunedì 21 novembre per approvare la manovra economica: un pacchetto da 32 miliardi la maggior parte dei quali servono per contro il caro energia. Insomma si tratta di passi obbligati per la premier Giorgia Meloni e per il suo governo. Probabilmente il tempo per mettere in pratica le promesse elettorali verrà in futuro. Meloni ha spiegato ai suoi ministri che la situazione non consente né fuochi d’artificio né errori.

“Adesso la nostra priorità è affrontare l’emergenza e dare all’Europa e ai mercati un segnale di stabilità e responsabilità”, ha detto Giorgia Meloni, come riporta il Corriere della sera. Quindi niente “azioni spericolate”, “non ci sono le risorse, non c’è tempo e non possiamo sbagliare. Siamo arrivati da 30 giorni e abbiamo poco più di un mese per approvare la manovra”. Sono tanti i punti che verranno toccati dalla manovra a partire dalle bollette e dalle tasse sul lavoro, passando per flat tax, reddito di cittadinanza, pensioni, iva e cartelle fiscali.

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governo meloni bocciata flat tax incrementale


Governo Meloni, flat tax su reddito incrementale bocciata

Su Repubblica viene effettuato il punto della situazione. E allora andando con ordine, saranno le imprese a ricevere la maggior parte dei 21 miliardi a disposizione. I crediti d’imposta saliranno dal 30% al 35% per i bar, i ristoranti e le altre piccole attività, per le grandi imprese si prova il passaggio dal 40% al 45%. Il resto serve a prorogare lo sconto sui carburanti, ristori per alcuni settori e il bonus sociale per le bollette. Il taglio del cuneo fiscale riguarderà i lavoratori con redditi più bassi. In tutto 5 miliardi.

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La brutta notizia per Giorgia Meloni arriva sulla flat tax. Infatti la Ragioneria dello Stato ha bocciato quella sul reddito incrementale perché costa troppo. In sostanza ci sono circa 600 milioni – scrive Repubblica – per alzare la soglia della flat tax al 15%, da 65 mila a 85 mila euro. La versione incrementale potrebbe essere ripescata in Parlamento. Il governo punta ad avviare l’iter alla Camera il 25 novembre. Per il reddito di cittadinanza c’è allo studio lo stop all’assegno se si rifiuta la prima proposta di lavoro.

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Sulle pensioni, scrive Repubblica, si sta studiando una soluzione ponte per un anno: 62 anni di età e 41 di contributi per andare in pensione prima rispetto alla Fornero. Prorogate l’Ape sociale e Opzione donna. Per coprire la spesa si taglierà l’adeguamento all’inflazione degli assegni più alti. Per quanto riguarda il taglio dell’Iva si sta valutando quello per un anno su pane, latte e pasta, mentre entra la riduzione dell’aliquota, al 5%, per i pannolini e gli assorbenti. Infine verranno cestinate le cartelle fino a mille euro, notificate entro il 2015. Sopra i 3 mila euro sconto al 5% per interessi e sanzioni, e pagamento a rate dell’imposta.


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