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"Ci lascia una grande". Lutto nel giornalismo, firma storica e 'contro' se n'è andato dopo una lunga battaglia

Lutto nel giornalismo, firma storica e ‘contro’ se n’è andato dopo una lunga battaglia

  • Italia

Giornalismo in lutto, è morto Roberto Renga. Il popolare cronista sportivo è deceduto nella giornata di ieri, sabato 10 settembre. Lo ha annunciato il figlio Francesco su Twitter: “Papà ci ha lasciati nel pomeriggio di oggi. Il suo ultimo tweet è postumo, pensato un anno fa. Data e luogo dei funerali saranno comunicati nella giornata di domani”. Il giornalista aveva 76 anni e lottava da tempo contro un male incurabile.

Per oltre 50 anni è stata una delle firme più prestigiose del giornalismo sportivo, specialmente per Roma e Lazio è stato un punto di riferimento. Ha legato il suo nome a Il Messaggero, di cui è stato a lungo inviato di punta. Sul suo profilo Twitter è comparso un messaggio postumo: “Non posso lamentarmi. Sono stato molto amato e molto odiato. Il mio perdono a tutti meno tre”.

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Roberto Renga, giornalista “scomodo ma autentico”

Non solo firma per diversi giornali, Roberto Renga è stato autore di numerosi libri e ha lavorato per radio e televisione. Per il Messaggero ha seguito ben sette Mondiali di calcio, sette Europei, due Coppe d’Africa, una Coppa America, i Giochi Olimpici in Australia. Tra i suoi libri ricordiamo “Una storia nazionale”, “La partita del diavolo: Dalla tragedia dell’Heysel a una storia d’amore e di violenza. Fra teppisti-mercenari, partite vendute, omicidi e giochi di potere” e l’autobiografia “Ho ballato con Mandela”.

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Il direttore editoriale di Radio Radio Ilario Di Giovambattista lo ha ricordato così: “Che brutta notizia è morto Roberto Renga. Radio Radio è stata la sua ultima casa radiofonica, condoglianze a tutta la famiglia. Stava combattendo da tempo. R.i.p. Rob”.

Anche Antonello Valentini, ex direttore generale della Federcalcio, lo ha salutato: “Roberto non faceva sconti, ma la sua onestà intellettuale, la sua vis polemica, la sua arguzia e la sua professionalità erano e rimarranno un patrimonio del giornalismo italiano. In un giornalismo sempre più codino e compiacente, mancheranno il suo rigore professionale, la caccia alla notizia, la difesa delle proprie idee, la capacità di confrontarsi senza scorciatoie e convenienze”.

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