“Non possiamo crederci”. Covid, Gianluca muore a 54 anni: era sanissimo e forte

Non aveva patologie. Non fumava, non beveva alcolici, amava spesso correre lungo le strade del suo quartiere, il Paolo VI a nord di Taranto, e aiutare le persone in difficoltà o i cani liberi cui portava da mangiare. Parenti e amici non si capacitano della morte di Gianluca Mele. Addetto alla distribuzione dei pasti all’interno dell’acciaieria ex Ilva per conto della ditta Pellegrini, aveva 54 anni e a portarlo via, dopo oltre un mese dalla scoperta del contagio, è stato il Covid.

Era stato ricoverato all’ospedale Moscati nel reparto di pneumologia, dove le sue condizioni erano però peggiorate tanto da costringerlo alla rianimazione, dove purtroppo non ce l’ha fatta, dopo aver lottato contro il virus per un’altra settimana. Lascia la moglie, Carmela, due figli, un ragazzo di 23 e una ragazza di 17 anni, e lo sgomento tra tutti coloro che lo conoscevano. (Continua a leggere dopo la foto)


Ed erano in tanti tra la fabbrica, dove serviva i pasti caldi col furgoncino in giro per i reparti, e il resto della città, a cominciare dal suo quartiere. I messaggi che lo ricordano in queste ore sono decine e tutti si domandano come sia potuta accadere una morte del genere per una persona attiva, attenta nello stile di vita, e generosa verso il prossimo. (Continua a leggere dopo la foto)

“Non si può morire così – racconta Mino De Pace, uno degli amici fraterni – non posso credere di non poterlo più vedere, la sua è stata una morte rubata”. Dello stesso tenore i messaggi dei colleghi, degli operai della fabbrica che l’hanno conosciuto, sempre disponibile e col sorriso, e di Francesco Colace, un altro amico vicino. (Continua a leggere dopo la foto)

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“La tua morte assurda lascia un vuoto alla tua famiglia e a tutti gli amici che ti hanno voluto bene. Sei stato un maestro di vita per me, rimarrai sempre nel mio cuore”.

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