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Garlasco, la furia di Alberto Stasi. E arriva la decisone choc

  • Italia

Quasi vent’anni dopo quel tragico agosto, il nome di Alberto Stasi torna a far discutere. Non per un nuovo processo d’appello o una revisione, ma per una scelta che spiazza molti e riapre ferite mai davvero chiuse, riportando il delitto di Garlasco al centro del dibattito. L’ex studente bocconiano, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, ha deciso di non restare più in silenzio di fronte a chi continua a indicarlo pubblicamente come “assassino”. Stavolta, a finire nel mirino di Stasi è una nota criminologa televisiva.

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Alberto Stasi ha presentato una querela per diffamazione nei confronti della criminologa Anna Vagli. Secondo l’uomo, oggi detenuto, alcune sue affermazioni pubbliche avrebbero oltrepassato il limite della critica, trasformandosi in un attacco diretto alla sua reputazione. Al centro della querela c’è un articolo pubblicato online nel maggio 2022 e firmato proprio da Anna Vagli, dal titolo inequivocabile: “Perché Alberto Stasi è l’assassino di Chiara Poggi al di là di ogni ragionevole dubbio”. Parole pesantissime, che hanno subito scatenato reazioni e polemiche.


Il movente ipotizzato e l’accusa di diffamazione

Nell’articolo, la criminologa sosteneva che il possibile movente dell’omicidio fosse legato alla presunta scoperta, da parte di Chiara Poggi, di materiale pedopornografico presente nel computer del fidanzato. Una ricostruzione netta, presentata come verità investigativa e non come semplice ipotesi. Per Stasi, difeso dall’avvocata Giada Bocellari, queste affermazioni sarebbero “lesive dell’onore” e soprattutto non supportate da reali riscontri giudiziari. Da qui la decisione di rivolgersi ai magistrati, aprendo un nuovo fronte legale parallelo al processo principale sul delitto di Garlasco, già chiuso in Cassazione.

Secondo quanto riportato da diverse testate nazionali, tra cui ANSA, la denuncia punta il dito proprio contro quell’uso di formule apodittiche – “al di là di ogni ragionevole dubbio” – che richiamano il linguaggio delle sentenze, pur provenendo da un’analisi mediatica. Il procedimento per diffamazione è destinato ad aprirsi nel mese di marzo. Inizialmente il fascicolo era stato assegnato alla Procura di Milano, ma i legali di Anna Vagli hanno subito sollevato un’eccezione di competenza territoriale, chiedendo che il processo venga celebrato nel luogo di residenza dell’imputata.

La criminologa, infatti, risiede a Forte dei Marmi, in Versilia, e la difesa sostiene che, trattandosi di un articolo pubblicato online, la competenza debba essere attribuita proprio al tribunale del territorio legato all’autrice. Un nodo tecnico che dovrà essere sciolto dai giudici prima di entrare nel merito delle frasi contestate.

Questo nuovo scontro giudiziario si innesta su una vicenda che ha segnato profondamente la cronaca nera italiana: il delitto di Garlasco, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia dei Poggi, in provincia di Pavia. Chiara aveva 26 anni, fu trovata senza vita nella taverna di casa, in una scena che sconvolse l’intero Paese.

Indagini, perizie, controperizie, assoluzioni, condanne, fino alla sentenza definitiva: la storia processuale di Stasi è stata un labirinto giudiziario seguito in diretta da tv e giornali, trasformando il caso in un vero simbolo della cronaca italiana degli anni Duemila. E ancora oggi, a distanza di quasi vent’anni, continua a dividere l’opinione pubblica.

La querela contro Anna Vagli apre anche un fronte delicatissimo: dove finisce il diritto di critica – soprattutto per chi, come criminologi e commentatori tv, analizza i grandi casi giudiziari – e dove inizia la diffamazione? La linea è sottile, e spesso viene tracciata solo nelle aule di tribunale.

Nel mirino non ci sono soltanto le parole usate, ma il modo in cui vengono proposte al pubblico: titoli categorici, definizioni tranchant, giudizi presentati come certezze assolute. Un linguaggio che, nel tempo dei social e dei talk show, può pesare quanto e più di una sentenza.

Il nuovo capitolo giudiziario dimostra come il caso Garlasco continui a produrre strascichi anche fuori dai processi principali. Oggi non si discute più della colpevolezza o innocenza di Stasi – tema ormai cristallizzato dalla Cassazione – ma di chi può dire cosa, e fino a che punto, su una vicenda che ha ferito una famiglia e segnato un’intera generazione.

Nel frattempo, il nome di Chiara Poggi resta al centro di tutto: ogni nuova iniziativa, ogni articolo, ogni commento televisivo riporta al primo piano il suo volto e quella mattina d’estate del 2007. Un dolore che, per i genitori e per chi l’ha amata, non conosce prescrizione.


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