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“Foto raccapriccianti”. Garlasco, rivelazione choc dell’avvocato di Sempio

  • Italia

Mentre l’inchiesta sul delitto di Garlasco continua ad alimentare il dibattito mediatico e giudiziario, tra consulenze, perizie e nuove interpretazioni degli elementi raccolti nel corso degli anni, la difesa di Andrea Sempio ribadisce la propria convinzione: non esisterebbero prove in grado di sostenere l’impianto accusatorio. A tornare sull’argomento è stato l’avvocato Liborio Cataliotti, ospite ieri sera della trasmissione Quarto Grado su Rete 4.

Il legale ha innanzitutto affrontato il tema della consulenza psicologica disposta nell’ambito dell’indagine. “Per fronteggiare una valutazione personologica non patologica, predisposta dai Racis, che riteniamo inutilizzabile come prova a livello processuale, ci siamo premuniti di una valutazione personologica che non ha la pretesa di tratteggiare minimamente eventuali patologie. Qui si pretende tutt’altro: si pretende di valutare l’imputabilità e la capacità di intendere e di volere del soggetto, non nel periodo in cui avrebbe commesso il fatto, ma nel periodo in cui si assume lo abbia commesso; e poi si intende valutare la pericolosità, che andrebbe attualizzata all’oggi, e la capacità di partecipare a un processo”.

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“Foto raccapriccianti”. Garlasco, rivelazione choc dell’avvocato di Sempio: “Perché questo non l’hanno mai mostrato”

Cataliotti ha quindi spiegato le ragioni della mancata collaborazione della difesa a questa attività. “Si può razionalmente pensare che a questo contributo si arrivi con dati frammentari? La risposta che mi do è no. Non offriremo la nostra collaborazione, convinti che sia un’attività prematura: questo è un dopo che deve essere accertato; prima devono venire le prove. La procura ha disposto cinque consulenze per fronteggiare le nostre: ciò ci dice che il fatto e la sua paternità non sono ancora stati verificati”.

Il legale è poi tornato sui cosiddetti soliloqui attribuiti a Sempio. “Il 14 aprile? Quella non è la trascrizione reale. La prima parte è la riproduzione di una tesi in voga in quei giorni; la seconda parte cozza con le risultanze istruttorie: la pendrive non è mai uscita da casa Chiara Poggi. Lei se la porta a Londra, poi, la sera prima del decesso, ce l’ha con sé, la utilizza nuovamente e verrà poi ritrovata in quel vasetto. Non è mai uscita dalla sua disponibilità: lo rivelano le prove tradizionali”.

Ampio spazio è stato dedicato anche all’impronta numero 33 rinvenuta nella villetta di Garlasco. “Non vorrei dire sempre le stesse cose… I test vennero fatti e sangue non ce n’era. Poi la postura sarebbe innaturale rispetto al movimento dell’assassino. L’impronta 33 è naturalissima per chi scende le scale ed è infatti accompagnata da altre 24 impronte”.

Cataliotti ha poi rivolto alcune critiche alla difesa di Alberto Stasi, soffermandosi sulle immagini mostrate in trasmissione e sull’audizione di Marco Poggi. “Io ho visto le foto pornografiche e le ritengo assolutamente raccapriccianti. Ho una mia idea e non sono quelle foto di scarpe che fanno vedere nelle trasmissioni”. Successivamente ha aggiunto: “Lo avete sentito il sit di Marco Poggi, che si ritiene suggestionato prima di dare una risposta? Sentitelo… Io l’ho sentito e mi hanno colpito il tono, che era inquisitorio, e il contenuto, che era legittimamente ma manifestamente suggestivo. In alcuni passaggi, tecnicamente sbagliato: si parla di prove, perizie. La mia impressione è la stessa di quel ragazzo. Un’operazione legittima da parte degli inquirenti; suggestionare un teste è possibile. Però che ciò sia avvenuto e lui lo abbia percepito, e che venga ritenuto un teste ostile solo perché non avvalora l’ipotesi di accusa, questo ce lo dobbiamo dire”.

Un altro passaggio ha riguardato il DNA rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi. “Mi risulterebbe facile sposare la tesi del mio consulente, Sabino Pelosi. Sposo invece la tesi della Cattaneo, contro il mio interesse, ma ricordando cosa ha detto esattamente: che Chiara non si è difesa con graffi, pugni e calci, ma ha opposto, sulla base delle risultanze medico-legali, una resistenza passiva difensiva, parando i colpi. La vera materia del contendere è questa: se tale comportamento, che non è la strenua azione di chi si difende, sarebbe bastevole per dire che ha indotto un trasferimento del DNA dell’aggressore, senza dimenticare che il DNA rilevato sulle tre unghie era di almeno quattro persone”.

Nel corso del confronto con Carmelo Abbate, l’avvocato ha replicato anche alle osservazioni relative a una vecchia dichiarazione della genetista Marina Baldi. “La dottoressa Baldi riceve una parte dell’esame, un elettroferogramma non replicato, che avrebbe potuto essere probante. Le viene chiesto se quella prova supera i parametri e lei risponde di sì, ma è solo una parte. Bisogna smettere di dare una rappresentazione falsa e parziale, volta a screditare professionisti, soprattutto nel momento in cui si sono espressi non in un’aula ma in una trasmissione TV. Non è un atto processuale, non è giusto e non è un modus operandi corretto”.

Infine Cataliotti ha affrontato il tema dell’indagine per corruzione della procura di Brescia che ha coinvolto l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti. “Lei ha detto che è stata comprata un’indagine — dice rivolgendosi a Carmelo Abbate — e il teorema dell’accusa era questo: un’indagine che è stata condotta dal procuratore capo, che ha interrogato Sempio, ha sentito il professor De Stefano. Quindi, sgomberato dal campo lui, rimane ben poco, anzi non rimane nulla. È un’indagine che è evaporata. Qual è l’atto contrario ai doveri d’ufficio, decisivo per la sorte di quell’archiviazione frutto del mercimonio? Non riesco a capirlo. Io altro non dico fino a che non avrò il riscontro che il mio cliente fosse indagato”. Un intervento nel quale il legale ha respinto ogni accusa nei confronti del proprio assistito, sostenendo che allo stato attuale non emergano elementi in grado di compromettere la posizione di Andrea Sempio, mentre la procura continua a ritenere che sia lui il responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi.


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