Il caso di Garlasco continua a occupare il centro del dibattito mediatico e giudiziario a quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi. Negli ultimi mesi, tra nuove consulenze, intercettazioni, accertamenti tecnici e fascicoli riaperti, l’inchiesta è tornata sotto i riflettori con una serie di sviluppi che stanno alimentando confronti accesi tra accusa, difese e opinione pubblica. Un’indagine che sembrava aver già scritto le sue pagine più importanti continua invece a riservare nuovi interrogativi.
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La vicenda, che da anni divide esperti e osservatori, è diventata uno dei casi giudiziari più discussi della cronaca italiana. Ogni nuovo documento, ogni testimonianza e ogni elemento emerso dalle verifiche investigative viene analizzato nei minimi dettagli. In questo clima di forte attenzione, un nuovo fascicolo depositato nelle ultime ore potrebbe contribuire a fare ulteriore chiarezza su alcuni aspetti rimasti controversi.

Nuovi sviluppi sull’inchiesta parallela
Nelle scorse ore è stata depositata presso la Procura di Brescia l’informativa congiunta redatta da Carabinieri e Guardia di Finanza nell’ambito dell’indagine che coinvolge anche l’ex pubblico ministero Mario Venditti. Il fascicolo riguarda le verifiche condotte sull’archiviazione di Andrea Sempio avvenuta nel 2017 durante la prima indagine che lo aveva visto finire sotto la lente degli investigatori.

Secondo quanto riportato dal Tg1, gli accertamenti effettuati non avrebbero fatto emergere elementi in grado di sostenere l’ipotesi di corruzione contestata all’ex magistrato. Venditti, insomma, sarebbe stato escluso dall’indagine per corruzione. Una conclusione che rappresenta un passaggio particolarmente rilevante all’interno di un’inchiesta che negli ultimi mesi aveva attirato grande attenzione per le possibili implicazioni giudiziarie.

La vicenda nasce dall’ipotesi investigativa secondo cui sarebbe stato effettuato un presunto pagamento di denaro destinato proprio a Mario Venditti per favorire l’archiviazione della posizione di Andrea Sempio. Un’accusa che aveva portato gli inquirenti ad approfondire una serie di documenti e appunti ritenuti potenzialmente significativi per comprendere quanto accaduto all’epoca dei fatti.
Al centro delle verifiche era finito soprattutto un appunto rinvenuto all’interno di un quaderno-rubrica trovato nell’abitazione della famiglia Sempio. Quelle poche righe erano state considerate dagli investigatori uno degli elementi più delicati dell’intera indagine. Sul foglio compariva infatti la frase: “Venditti gip archivia per 20-30 euro”, mentre sul retro era stata annotata un’altra frase: “Se archivia indaggine (scritta proprio con due g), non può essere indagato per lo stesso motivo il Dna”.
Secondo l’impostazione accusatoria iniziale, quella somma avrebbe potuto rappresentare il riferimento a un presunto versamento effettuato da Giuseppe Sempio, padre di Andrea, il quale era stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di corruttore. Proprio attorno all’interpretazione di quelle annotazioni si è sviluppata gran parte dell’attività investigativa che ha portato agli approfondimenti successivi.
Tuttavia, sempre secondo quanto emerso dall’informativa depositata a Brescia e anticipata dal Tg1, gli accertamenti avrebbero escluso elementi concreti a carico dell’ex pm Venditti. Al contrario, sarebbero emersi aspetti che potrebbero aggravare la posizione di alcuni avvocati e carabinieri coinvolti all’epoca nella vicenda. Un passaggio che potrebbe aprire nuovi scenari investigativi e che aggiunge un ulteriore capitolo a una delle inchieste più complesse e discusse della cronaca giudiziaria italiana.


