Tra Ravenna e il mare, immersa in un parco di cinque ettari, c’è una dimora che è molto più di una casa: la villa “Monaldina”. Un’icona di stile e di storia, per anni punto d’incontro dell’élite industriale italiana. Fu la residenza di Raul Gardini, l’imprenditore ravennate protagonista della grande stagione della chimica italiana e del progetto velico del Moro di Venezia, ma anche travolto dall’inchiesta di Tangentopoli.
Raul Gardini si tolse la vita nel 1993, alla vigilia di un interrogatorio per il caso Enimont, lasciando dietro di sé un mito imprenditoriale e una vicenda giudiziaria che segnò un’epoca. Originario di una famiglia di grandi proprietari terrieri romagnoli – i Gardini possedevano centinaia di ettari tra il litorale romagnolo e il Veneto, con un nonno pioniere nella frutticoltura e apicoltura industriale e un padre impegnato nella bonifica delle paludi attorno a Ravenna. Raul Gardini rappresentava così l’unione perfetta tra tradizione agricola e visione industriale, incarnando il sogno di un’Italia capace di trasformarsi, innovare e conquistare un ruolo da protagonista nel panorama economico europeo.
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Il progetto di Camillo Morgia, il parco e quei dettagli spettacolari
Oggi, la Monaldina è in vendita a 9,5 milioni di euro, come riporta l’annuncio della Great Properties Real Estate. “Un compound unico composto da quattro immobili indipendenti, incastonati in un giardino di alberi secolari e custoditi da una siepe di lecci lunga 1,6 km”, recita la descrizione. Un complesso iscritto nell’elenco degli edifici di valore storico, costruito nel 1780 su progetto di Camillo Morgia, lo stesso architetto che firmò la tomba di Dante.

La villa settecentesca è affiancata da una guest house di 144 metri quadri su due livelli, con salone, cucina, sala da pranzo e due camere, e da una residenza per il personale di 100 metri quadri con soggiorno, cucina, due camere e un antico forno a legna. Nel parco spiccano un antico fienile ristrutturato con la collaborazione dell’architetto Gae Aulenti, che ospita un modellino originale del Moro di Venezia e la gondola del Doge, e un’area per l’atterraggio dell’elicottero.


Non mancano dettagli spettacolari: una scultura monumentale alta 14 metri, il “Cavallo di Leonardo” in ferro firmato da Ben Jakober e Jannick Vu e presentato alla Biennale di Venezia del 1993, e due piscine collegate da un ponte a formare una “L”: una rettangolare da 13×8 metri e una corsia olimpionica da 50×2,5 metri. Un luogo pensato per garantire privacy assoluta, ma anche per stupire. Un pezzo di storia italiana che oggi cerca un nuovo proprietario capace di custodirne il fascino.
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