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“Dove devono stare i bambini”. Famiglia nel bosco, c’è la svolta

  • Italia
famiglia bosco c'è la svolta

Il caso della famiglia del bosco entra in una fase decisiva. È stata depositata al Tribunale per i minorenni dell’Aquila la perizia finale della consulente tecnica d’ufficio sul caso di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, la coppia anglo-australiana i cui tre figli si trovano dal 20 novembre in una struttura protetta di Vasto. Ora i giudici avranno circa un mese per decidere sul futuro dei minori.

Il nuovo documento, firmato dalla psichiatra Simona Ceccoli e depositato l’8 giugno, conta circa 50 pagine e si aggiunge alla prima relazione di 196 pagine e alle controdeduzioni di parte, arrivate a circa 300 pagine. La consulente difende il lavoro svolto insieme alla collega Valentina Garrapetta durante i test psicologici e replica alle critiche sollevate dai periti della famiglia, Tonino Cantelmi e Martina Aiello.

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Famiglia del bosco, cosa dice la perizia finale

Nelle conclusioni, la psichiatra precisa che la relazione non intende “in alcun modo sostenere l’opportunità di una permanenza dei minori in istituto, né esprimere una valutazione contraria al loro rientro nel contesto familiare”. Poi aggiunge: “Al contrario – si auspica che possano realizzarsi quanto prima le condizioni necessarie per il rientro a casa compatibile con il loro benessere”. Una frase che lascia aperta una strada, ma non cancella le criticità.

La prima perizia aveva parlato di inadeguatezza genitoriale nella fase attuale, rilevando fragilità personali e relazionali che, secondo la consulente, inciderebbero sui bisogni evolutivi dei bambini. Alcune indiscrezioni avevano richiamato anche gli elaborati grafici dei minori, nei quali padre e madre sarebbero stati rappresentati come figure non adulte. La difesa, però, contesta duramente metodo, lettura dei test e conclusioni.

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Negli ultimi giorni, intanto, si è registrato un parziale riavvicinamento tra genitori e figli. Dal 14 maggio sono ripresi incontri regolati: Catherine può vedere i bambini una volta a settimana e sentirli in videochiamata due volte, mentre Nathan può incontrarli ogni mattina. Un segnale importante sul piano umano, anche se non equivale ancora a un ricongiungimento familiare definitivo.

Sul tavolo resta anche il tema della casa. I genitori sono ancora nella cosiddetta casa nel bosco, in attesa di trasferirsi nell’abitazione messa a disposizione dal Comune per consentire i lavori sul rudere ritenuto fatiscente dai giudici. La decisione finale dovrà quindi tenere insieme tre piani delicati: benessere dei minori, capacità genitoriali e condizioni materiali di vita. Il conto alla rovescia è iniziato.


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