Dalla “notte delle lanterne” alla “foresta che cammina”. 10 modi italiani di festeggiare il Carnevale

Il Carnevale è una festa presente nei paesi di tradizione cattolica, ma le sue origini sono molto più antiche. Le sue radici affondano nelle feste agropastorali che celebravano la fine dell’inverno e l’inizio del nuovo ciclo vitale della terra attraverso un periodo di scioglimento dagli obblighi sociali e un temporaneo rovesciamento dell’ordine all’insegna dello scherzo e della dissolutezza. Queste antiche origini sono ancora ben visibili nei festeggiamenti che ancora oggi si scatenano fino al martedì precedente il mercoledì delle ceneri, giorno di inizio della quaresima. Ecco di seguito le feste più caratteristiche:

Sauris, 14 febbraio.  Ogni anno, il sabato prima del mercoledì delle ceneri, in provincia di Udine si compie l’antico rituale della “notte delle lanterne”: un lungo corteo composto da due schiere guidate Rölar, il diavolo con la faccia annerita dalla fuliggine e con dei sonagli e Kheirar, il re dei festeggiamenti con il volto coperto da una maschera di legno i vestiti laceri e una scopa in mano, che usa per bussare alle porte delle abitazioni in cui vuole entrare per spazzare, simbolicamente, l’inverno e propiziare l’arrivo della buona stagione. Quest’anno i festeggiamenti si terranno il 14 febbraio.


Ferrara, 12-15 febbraio: Il carnevale ferrarese è all’insegna dei tornei cavallereschi, dei banchetti medievali e delle feste da ballo che rallegrano i palazzi storici del centro, patrimonio dell’Umanità. Quest’anno i festeggiamenti, dedicati alla figura di Anna Sforza, moglie di Alfonso I d’Este animeranno Ferrara che rivivrà i fasti della corte di dame, cavalieri e giullari. Durante il carnevale si aprono i palazzi storici, le sale del castello e del municipio, i locali e i musei della città estense per partecipare a balli in maschera, rappresentazioni teatrali, concerti e fuochi d’artificio e, nella sue piazze più belle, a lunghi cortei in abiti d’epoca che sfilano tra musicisti e sbandieratori.

Coumba Freida, 14 febbraio: In Valle d’Aosta uno dei festeggiamenti di carnevale più famoso è quello di saint-Oyen, che quest’anno si celebra il 14 febbraio, dove la tradizione lega la nascita del carnevale al passaggio di Napoleone attraverso il Colle del Gran San Bernardo durante la campagna d’Italia. Le landzettes, le bizzarre maschere con il volto coperto da una maschera di legno, sono infatti costumi colorati che ricordano le uniformi napoleoniche. Gli abiti sono confezionati con paillette e specchietti che riflettono la luce e scacciano gli spiriti maligni, così come il colore rosso delle uniformi simboleggia la forza ed esorcizza le disgrazie. Durante il corteo, le maschere entrano nelle case, ballano per strada e mangiano ciò che viene loro offerto nelle piazze del borgo.

Cortina, 12-17 febbraio: Lungo la pista Fiames e tra le sue accoglienti baite si svolge il carnevale di Cortina, conosciuto come la corsa dei Sestieri. E’ una staffetta di sci da fondo che domenica, 15 febbraio, coinvolge l’intera popolazione della perla delle Dolomiti bellunesi e dove gli atleti indossano i costumi tradizionali del proprio sestiere o frazione di appartenenza, caratterizzata da uno specifico colore. Oltre alla corsa sugli sci per i festeggiamenti carnevaleschi sono previste per martedì grasso, 17 febbraio, una sfilata di sei carri allegorici di ogni singola frazione su corso Italia, nel cuore di Cortina, e un concorso in maschera per i bambini. Il corteo termina con rappresentazioni teatrali in dialetto bellunese, concerti, degustazioni gastronomiche di prelibatezze locali e il ballo sul ghiaccio, l’Ice Disco Dance, presso lo stadio olimpico.

Palma Campania: 15-17 febbraio. Maschere e carri allegorici sono i protagonisti del carnevale di Palma Campania, in provincia di Napoli, che culmina con l’esibizione e la sfida musicale di gruppi folcloristici secondo un’antica tradizione partenopea. Il torneo musicale, infatti, è una classica competizione di due diverse bande, dirette da un maestro e accompagnate da strumenti a fiato e a percussione, che realizzano una canzone originale del repertorio popolare, rigorosamente in dialetto. I momenti più suggestivi del carnevale sono la sfilata delle maschere di domenica, la marcia delle quadriglie di lunedì sera e il suggestivo corteo di martedì grasso, quando le quadriglie suonano e sfilano in costume per le vie del centro storico; accompagnano il carnevale feste, degustazioni nei ristoranti e nelle cantine.

Mamoiada: 15-17 febbraio: Nel cuore della Barbagia sarda il carnevale si festeggia con l’antica e suggestiva danza dei Mamuthones: a Mamoiada, a pochi chilometri da Nuoro, uomini con bellissime maschere di legno scuro, assicurate al viso con cinghie in cuoio e un fazzoletto legato sotto il mento, sfilano lentamente e in fila indiana lungo le strade della cittadina. I Mamuthones indossano pelli di pecora nera con 40 pesanti campanacci di varie dimensioni, tenuti insieme come collane, che, strattonandole a ogni passo, provocano un frastuono cadenzato. Simili a grossi animali in schiavitù o a persone catturate e rassegnate, rappresentano la sconfitta e la prigionia; accanto a loro sfilano gli antagonisti Issohadores, figure carnevalesche colorate e briose, che danno movimento alla processione: sono vestite con giubbe rosse di foggia femminile, pantaloni bianchi, bottoni in oro, berretto nero, campanelli e maschere bianche. Con una fune di giunco in mano catturano le giovani donne in segno di buon auspicio e gli spettatori che per liberarsi devono offrire loro un buon bicchiere del locale vino Cannonau. E’ un rito carnevalesco suggestivo e insolito, carico di simboli e di drammaticità, che racchiude i misteri della civiltà agropastorale sarda d’età nuragica, dove drammatici riti pagani si uniscono all’allegorico rapporto tra animali e uomini, tra sconfitti e vittoriosi, cioè tra Mamuthones e Issohadores.

Tufara: 17 febbraio E’ simile a una rappresentazione teatrale il carnevale che si svolge a Tufara, in provincia di Campobasso: protagonista della manifestazione, arcaica e misteriosa, è il diavolo, antica maschera carnevalesca che si svela l’ultimo giorno dei festeggiamenti tra corse e acrobazie. Tramandato nei secoli, il carnevale di Tufara ha forti connotazioni pagane e agresti: il diavolo è in realtà una figura caprina con un tridente tra le mani e una maschera nera in volto, la cui presenza suscita timore e superstizione. E’ un personaggio misterioso che corre per le strade del borgo, accompagnato da un corteo di persone urlanti: rappresenta l’ignoto, l’inverno e danza per scrollarsi il freddo di dosso. Il diavolo è preceduto da un’altra figura simbolica: la morte, impersonata da una gruppo di maschere vestite di bianco con il viso sporco di farina e che rappresentano la purificazione. Con una falce in mano rievocano i gesti ripetitivi dei contadini al momento del raccolto: il loro canto è interrotto dalle urla e dai salti delle altre maschere. Al corteo carnevalesco partecipano anche i folletti, che incatenano il diavolo e lo trascinano per le vie del paese mentre salta, cade per terra e cerca di sedurre chi incontra per strada in processione.

Rodì Milici: 15-17 febbraio In Sicilia il carnevale di Rodì Milici, in provincia di Messina, è una festa satirica e umoristica, dedicata al culto e all’insolita tradizione dei “mesi dell’anno”. Unica nel suo genere e inserita tra i carnevali storici di Sicilia per la sua peculiarità, è una recita in dialetto di 15 personaggi in un unico atto teatrale, che esalta la vita agreste e pastorale e la giovialità tipica del mondo contadino. Per rappresentare i misi ‘i ll’annu” si addobbano con tappeti e drappeggi di vari colori 14 asini, dodici dei quali vengono cavalcati da giovani che rappresentano, ciascuno, un mese; gli altri due sono montati dalle figure del poeta e del re. Spetta a un forestiero, infine, recitare stando in piedi. La recita viene declamata nelle piazze del paese, seguita da balli e da concerti.

 

Satriano di Lucania: 14-15 febbraio: Il carnevale di Satriano di Lucania, in provincia di Potenza, è soprannominato la “foresta che cammina”: qui, secondo un’antica e misteriosa tradizione, gli uomini si travestono da alberi e sfilano per le strade del borgo del parco nazionale dell’Appennino lucano. I rumit, uomini vegetali o alberi vaganti, sono maschere silenziose che l’ultimo weekend prima del martedì grasso girano per le strade e le piazze del paese e bussano alle porte delle abitazioni con il fruscio, un bastone che ha in cima un ramo di pungitopo. Chi riceve la visita del rumit rispetta il suo silenzio e dona soldi o cibo in cambio di un buon auspicio. Partecipano alla manifestazione anche folletti, animali e piante della foresta e carri allegorici non motorizzati; completano la festa gruppi folcloristici di musica e teatro.

Castel Goffredo: 13-15 febbraio: Protagonista dello storico carnevale di Castel Goffredo, in provincia di Mantova, è la rubiconda maschera del “re gnocco”. Venerdì, 13 febbraio, il monarca viene incoronato con una festa solenne che si conclude con un’abbuffata di gnocchi sulla rinascimentale piazza Mazzini da parte di tutti i sudditi di una corte di maschere strampalate. La divertente celebrazione carnevalesca risale al 1872 e si concentra sulla proclamazione del re che con parrucca, corona e mantello di ermellino si rivolge alla popolazione, brandendo un’enorme forchetta sopra la quale campeggia un grande gnocco. Il re, che ricorda la maschera veronese di “Papà del Gnoco, ”col quale è gemellato, viene scelto dal popolo e la sua elezione rimane segreta fino al venerdì della festa in piazza, quando, al termine del discorso reale, ci si scatena in balli e canti goliardici.

 

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Pubblicato il alle ore 21:41 Ultima modifica il alle ore 21:45