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Crans Montana, interviene anche il governo italiano: la decisione

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La notte in cui doveva esplodere solo la festa si è trasformata in un inferno di fumo, urla e luci blu. Fuori musica, dentro panico. E ora, mentre le famiglie aspettano risposte, dietro quelle immagini di Crans-Montana c’è un lavoro silenzioso di magistrati, periti e investigatori che sta provando a ricostruire ogni secondo.

Al centro c’è quel bar, il Le Constellation, diventato in pochi istanti una trappola di fuoco nella notte di Capodanno in Svizzera. Un rogo devastante che ha spezzato la vita di 40 persone, tra cui sei ragazzi italiani tra i 15 e i 17 anni. E ora, oltre all’inchiesta svizzera, anche l’Italia si muove.

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La Procura di Roma apre un fascicolo: cosa sta cercando l’Italia

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine sulla tragedia di Capodanno a Crans-Montana. I magistrati di piazzale Clodio procedono per omicidio colposo e incendio, un’inchiesta “specchio” rispetto a quella principale del Cantone Vallese, ma fondamentale per dare un quadro anche dal punto di vista italiano.

Secondo quanto emerso, la Farnesina ha già trasmesso ai giudici romani una nota ufficiale con tutti gli elementi raccolti finora sulla notte di San Silvestro all’interno del locale. L’Italia è il terzo Paese per numero di vittime, dopo la Svizzera e la Francia, e il coinvolgimento diretto di ragazzi giovanissimi rende il fascicolo particolarmente delicato.

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Moretti e Maric sotto inchiesta, ma restano liberi

In Svizzera i riflettori sono puntati sui proprietari del bar, Jessica Maric e Jacques Moretti, entrambi di origine francese e nati in Corsica. Sono indagati per omicidio, lesioni e incendio colposo nell’inchiesta aperta dal Cantone Vallese. Eppure, nonostante il numero altissimo di vittime, i due sono a piede libero.

Non è l’unico fascicolo all’estero: già lunedì 5 gennaio anche la Procura di Parigi ha avviato un’inchiesta, perché tra i morti ci sono anche sette cittadini francesi. Tre Paesi diversi, una sola stessa domanda: si poteva evitare quella strage?

La notte dell’incendio: cosa dicono le prime ricostruzioni

Secondo le prime ricostruzioni, l’incendio sarebbe scoppiato intorno all’1.30, nella notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026. Dentro il locale si festeggiava con champagne, musica alta e luci da discoteca. Poi, il dettaglio che cambia tutto: le candele pirotecniche posizionate sui tappi delle bottiglie.

Quelle scintille scenografiche, pensate per fare spettacolo sui social e tra i tavoli, avrebbero incendiato il soffitto del locale. Nel giro di pochissimi secondi, riferiscono i testimoni, le fiamme si sarebbero propagate con una violenza impressionante. Il bilancio è drammatico: 40 morti e 116 feriti, molti dei quali ancora ricoverati in condizioni serie.

Al momento della tragedia, Jacques Moretti non era nel locale: si trovava in un altro bar di proprietà della coppia. Dentro il Le Constellation c’era invece Jessica Maric, insieme al figlio maggiore avuto da un precedente matrimonio. La donna ha riportato ustioni a un braccio, ma è riuscita a scappare e a mettersi in salvo con il ragazzo.

Mentre le famiglie delle vittime piangono i propri cari, uno dei punti più discussi è proprio questo: la posizione dei titolari. Indagati, ma liberi. A spiegare perché è stata la procuratrice del Vallese, Beatrice Pilloud, che ha rotto il silenzio con dichiarazioni molto chiare.

La Pm Beatrice Pilloud, intervistata da Diario del Giorno, ha spiegato anzitutto che sul caso stanno lavorando esperti “importanti e riconosciuti a livello mondiale”, arrivati sul posto poche ore dopo il dramma “per prendere le prime misure e constatare se tutto era in ordine o no”. Grazie a loro, dice, “avremo modo di spiegare lo sviluppo di questa ipotesi”.

Quanto alla mancata detenzione dei proprietari, la procuratrice richiama il Codice di procedura penale svizzero: la custodia cautelare è possibile solo in tre casi. “Quando c’è il rischio di collusione, e non è il caso di specie; di reiterazione del reato, e non è nemmeno questo; e di pericolo di fuga”. E aggiunge: “Ci servono indizi concreti per arrivare a una conclusione sul rischio di fuga: al momento non c’è alcun rischio concreto da parte degli indagati”.

Nelle ultime ore è arrivata anche una prima ricostruzione dettagliata di cosa sarebbe accaduto dentro il locale pochi istanti prima del disastro. “Una fontanella, messa su una bottiglia di champagne, ha fatto delle scintille che hanno appiccato fuoco al soffitto”, spiega la Pm Pilloud.

Da lì in poi, è il tempo che fa la differenza tra una paura e una strage: “A seguito di questo c’è stata un’accensione generalizzata e violenta che è esplosa in una maniera molto rapida”. In pratica, il fuoco avrebbe trovato subito materiale pronto a bruciare, trasformando il locale in una camera piena di fumo e fiamme nel giro di pochissimi istanti.

Uno dei nodi cruciali dell’inchiesta riguarda ora la sicurezza del locale. Pilloud conferma che è stato “preso nota di tutte le regole in materia di incendio”: l’inchiesta dovrà dire se tutte le norme sono state davvero rispettate, dalle uscite di emergenza al numero massimo di persone ammesse nel bar, fino alla presenza e al funzionamento degli estintori.

Gli investigatori stanno passando al setaccio anche i materiali utilizzati nella struttura. Il locale era stato acquistato nel 2015 e completamente ristrutturato nello stesso anno dai Moretti. Un altro punto interrogativo riguarda il Comune di Crans-Montana, che avrebbe interrotto nel 2019 le ispezioni annuali all’interno del bar. Perché i controlli si sono fermati? E cosa sarebbe cambiato se fossero proseguiti?

Mentre le indagini di Svizzera, Italia e Francia vanno avanti, resta una sola certezza: quella notte di Capodanno a Crans-Montana non sarà mai dimenticata. Ora tocca alla giustizia dire se dietro quel rogo ci sono solo tragica fatalità o anche responsabilità precise.


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