“Allarme in nove regioni”. Covid, una buona parte del paese in allerta: “Oltre la soglia”. Cosa sta succedendo

Due giorni di tregua, due giorni in zona gialla prima della nuova stretta. Il Governo studia le mossa e si prepara alla sempre più probabile terza ondata dopo le festività. Nel weekend del 9 e 10 gennaio tutto il Paese passerà infatti in zona arancione. Il nuovo decreto covid prevede restrizioni per bar e ristoranti. Spicca il divieto di lasciare il proprio comune. “Saranno comunque consentiti, negli stessi giorni, gli spostamenti dai Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, entro 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia”, prevede il decreto.

Domani, in particolare scrive Adnkronos, riflettori puntati sui dati del monitoraggio settimanale dell’Iss che consentiranno di fare il punto sul quadro dell’epidemia in Italia. L’annunciato inasprimento dei parametri legati alla definizione di zona rossa e zona arancione in base all’indice Rt può produrre lo spostamento di alcune regioni in una fascia con restrizioni maggiori rispetto alla ‘zona gialla rafforzata’, che dovrebbe tornare in vigore l’11 gennaio. Continua dopo la foto


Intanto nella giornata di oggi 7 gennaio i contagi da Covid sono 18.020. Da ieri sono stati registrati 414 morti. Nelle ultime 24 ore sono stati eseguiti 121.275 tamponi. Ma non è solo questo il dato che preoccupa. Sotto pressione le terapie intensive con nove regioni che superano la soglia di guardia, 3 in più rispetto a sette giorni fa. Continua dopo la foto

A livello nazionale, in base agli ultimi dati, la percentuale si attesta intorno al 30%, parametro di inizio all’arme per l’Iss. Trattandosi di un calcolo percentuale, alcune Regione registrano un tasso più alto: Emilia Romagna (31%), Friuli Venezia Giulia (35%), Lazio (32%), Lombardia (38%), Piemonte (31%), Provincia autonoma di Bolzano (35%), Provincia autonoma di Trento (50%), Puglia (33%) e Veneto (37%). Continua dopo la foto

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Per quanto riguarda i posti occupati in area ‘non criticà, ovvero nei reparti di medicina, pneumologia e malattie infettive, la soglia limite è stata individuata al 40%. A livello nazionale, siamo ancora intorno al 36%, ma sono anche qui 9, una in più rispetto a una settimana fa, le regioni oltre soglia: Emilia Romagna (44%), Friuli Venezia Giulia (51%), Lazio (44%), Liguria (41%), Marche (44%), Piemonte (48%), Provincia autonoma di Bolzano (44%), Provincia autonoma di Trento (59%) e Veneto (44%).

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