covid aumento casi quarta ondata

Covid, perché già si parla di “allarme quarta ondata in Italia”. Cosa sta succedendo

La guerra contro il Coronavirus non ancora vinta. Gli ultimi dati, purtroppo, lo confermano. Nonostante la campagna vaccinale prosegua, 67 milioni le dosi somministrate, oltre 30 milioni le persone con due dosi, i nuovi casi e i decessi sono in aumento. Così come i ricoveri con sintomi e le terapie intensive. È un quadro preoccupante quello che emerge dall’ultimo monitoraggio della Fondazione Gimbe nella settimana 21-27 luglio.

Rispetto a sette giorni fa ci sono stati 111 morti (+46%), 24 ricoveri in terapia intensiva (+14,5%), 417 ricoverati con sintomi (+34,9%), 20559 persone in isolamento domiciliare (+42,9%), 31963 nuovi casi (+64,8%) e 21mila casi attualmente positivi (+42,6%). In questa ultima settimana i casi sono in aumento in tutte le regioni tranne il Molise e in 40 province l’incidenza supera i 50 casi per 100mila abitanti. Ormai si parla di quarta ondata.

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In tre province la situazione è particolarmente grave con un’incidenza oltre i 150 casi per 100mila abitanti: a Caltanissetta (272), Cagliari (257) e Ragusa (193). Dopo ben 15 settimane di calo sono tornati anche a salire i decessi con 111, in media 16 al giorno rispetto agli 11 di una settimana prima. L’aumento dei ricoveri in ospedale sarebbe da attribuire alla variante Delta. I posti letto occupati da pazienti Covid è passato da 1088 del 16 luglio a 1611 del 27. Discorso simile per le terapie intensive passate da 151 del 14 luglio a 189 del 27 luglio.


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In ogni caso, nonostante questi aumenti, nelle terapie intensive la situazione resta sotto controllo. Tutte le regioni registrano infatti valori molto più bassi del 15% nell’area medica e del 10% nell’area critica. Altra questione da affrontare è l’alto numero di studenti da vaccinare. Dei 4,5 milioni di giovani tra i 19 e i 12 anni soltanto il 14,7%, cioè poco più di 670mila ragazzi, hanno completato il ciclo vaccinale. Di questi il 16,8%, ovvero 765mila, hanno effettuato solo la prima dose.

Restano dunque oltre tre milioni di studenti da vaccinare, con differenze tra regione e regione. Ad esempio in Umbria sono totalmente scoperti l’85,9% mentre in Abruzzo il 61,4%. Proprio nelle ultime ore è arrivata anche la proposta del presidente dell’associazione nazionale presidi Antonello Giannelli: “Oltre al personale scolastico, serve anche l’obbligo di vaccino per gli studenti che possono farlo”. Serve inoltre “valutare tutte le possibilità riguardo alle alternative per i non vaccinati” e nel caso “questi ultimi dovessero essere una percentuale significativa, una delle alternative potrebbe essere la dad ma vorremmo capire come fare per evitare disparità di trattamento”.

Pubblicato il alle ore 15:02 Ultima modifica il alle ore 15:02