Restano molti punti oscuri sulla tragedia avvenuta alle Maldive, dove cinque italiani hanno perso la vita durante un’immersione nella grotta di Thinwana Kandu, nell’atollo di Vaavu, conosciuta anche come “grotta degli squali”. Le autorità locali hanno aperto un’indagine, ma al momento le certezze sono poche. I sub si trovavano a bordo dello yacht Duke of York, gestito dal tour operator piemontese Albatros Top Boat di Verbania.
Non si trattava di semplici turisti, ma di professionisti e ricercatori con una lunga esperienza nelle immersioni subacquee. Tra le vittime c’è Gianluca Benedetti, istruttore e capobarca della spedizione, l’unico corpo finora recuperato. Con lui sono morti la ricercatrice Monica Montefalcone, sua figlia Giorgia Sommacal e altri due sub ancora dispersi. Durante i soccorsi è morto anche Mohamed Mahudhee, sommozzatore srilankese.

Maldive, il giallo dell’immersione oltre i limiti
Uno dei nodi riguarda la profondità. La legge maldiviana vieta le immersioni oltre i 30 metri senza autorizzazione specifica, ma il corpo di Benedetti sarebbe stato trovato nella grotta a circa 60 metri. L’avvocata di Albatros Top Boat, Orietta Stella, è volata a Malé e ha chiarito la posizione della società: “Scendere oltre i trenta metri costituisce una violazione amministrativa”. Poi ha aggiunto: “Per superare quel limite serve un provvedimento specifico dell’autorità marittima maldiviana e questa autorizzazione, almeno da parte nostra, non era stata richiesta”.
Il quadro contrattuale, però, appare complesso. Albatros gestiva la barca in bareboat charter, senza equipaggio proprio, mentre il personale di bordo, incluso Benedetti, dipendeva dalla Island Cruiser Limited Company di Malé, proprietaria dello yacht. Da stabilire chi abbia deciso di scendere così in profondità. Anche il meteo resta un punto controverso: secondo alcuni media locali era stata emessa un’allerta gialla, ma a bordo il professor Stefano Vanin ha raccontato: “Dove stavamo noi non c’era allerta meteo. C’era il sole, il mare era calmo, ci siamo dovuti mettere la crema solare perché ci stavamo scottando”.

Gli investigatori lavorano su più ipotesi. Le correnti degli atolli possono diventare improvvise e violente, trascinando anche sub esperti. Un altro scenario riguarda il disorientamento o l’intrappolamento nella grotta, ambiente tecnico e rischioso anche per chi ha grande preparazione. Non viene esclusa neppure la narcosi da azoto o la tossicità da ossigeno: oltre certe profondità, respirare aria compressa può alterare lucidità e reazioni, trasformando pochi secondi di errore in una trappola.
Un dettaglio pesa più di altri: Benedetti sarebbe stato trovato con la bombola completamente scarica. Questo suggerisce un tentativo prolungato di sopravvivenza sott’acqua, forse mentre cercava una via d’uscita dalla cavità. L’autopsia potrà chiarire se la morte sia stata causata da annegamento, narcosi, barotrauma o altro. Intanto il marito di Monica Montefalcone, Carlo Sommacal, non si dà pace: “Mia moglie non avrebbe mai messo a repentaglio la vita di nostra figlia o degli altri, era meticolosa, controllava tutto. Deve essere successo qualcosa lì sotto. Sono morti in cinque, era un’esperta, sa cosa fare anche in caso di difficoltà”. Resta una domanda enorme: perché cinque esperti non sono più risaliti dalla buia grotta di Thinwana Kandu?


