A quasi vent’anni da uno dei casi di cronaca nera più discussi della storia italiana, il delitto di Garlasco continua a far parlare di sé. La riapertura delle indagini nei confronti di Andrea Sempio ha riportato sotto i riflettori una vicenda che sembrava aver già scritto le sue pagine definitive, alimentando nuove polemiche, interrogativi e tensioni tra le parti coinvolte.
Negli ultimi mesi gli sviluppi investigativi si sono susseguiti a ritmo serrato. Tra nuove consulenze, accertamenti tecnici e ipotesi avanzate dagli investigatori, il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, assassinata il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco, è tornato al centro del dibattito pubblico. Un’esposizione mediatica che ha inevitabilmente coinvolto anche i familiari della vittima, costretti ancora una volta a confrontarsi con una tragedia che non ha mai smesso di segnare le loro vite.

Le parole del fratello dopo anni di silenzio
In questo clima carico di tensione arriva una testimonianza destinata a far discutere. Per la prima volta dall’apertura del nuovo filone investigativo, il fratello della vittima ha deciso di parlare pubblicamente. Un intervento particolarmente significativo, considerando che per anni aveva scelto di mantenere il massimo riserbo sulla vicenda.

L’intervista, realizzata dalla giornalista Martina Maltagliati per il programma televisivo “Quarto Grado”, rappresenta il primo intervento pubblico di Marco Poggi dopo ben diciannove anni dall’omicidio della sorella. Una decisione maturata dopo mesi nei quali il suo nome è stato più volte tirato in ballo in ricostruzioni e ipotesi che lo hanno profondamente colpito sul piano personale.

Solo a questo punto arrivano le sue parole, destinate a lasciare il segno: “Si sono fatte ipotesi su di me, non ci posso fare nulla. Spero che prima o poi abbiamo la possibilità di voltare pagina”. Nel corso della stessa intervista, che verrà trasmessa integralmente nella puntata del 5 giugno del programma condotto da Gianluigi Nuzzi, Marco Poggi racconta il peso di questi anni e il dolore provocato da alcune ricostruzioni emerse nel dibattito pubblico: “Si è giocato per un anno sulla morte e sulla vita di Chiara. Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara mi ha fatto male. Chi indagava poteva smorzare alcune piste. Le cose che mi hanno ferito di più è quelle che hanno rovinato Chiaro e il suo ricordo”. Una confessione che fa venire i brividi per quanto fatto a Chiara in questi mesi di caccia alla notizia e la sofferenza che la famiglia Poggi ha subito, costretto a guardare.
ANTICIPAZIONE INTERVISTA ESCLUSIVA MARCO POGGI
— Quarto Grado (@QuartoGrado) June 4, 2026
Dopo 19 anni il fratello di Chiara Poggi rompe il silenzio a #Quartogrado.
L'intervista integrale nella puntata di domani, in prima serata su Rete4 pic.twitter.com/gQOFAWtqZA
A difendere la posizione della famiglia Poggi era già intervenuto nei giorni scorsi l’avvocato Francesco Compagna, che aveva criticato duramente il modo in cui i familiari della vittima sarebbero stati coinvolti nelle recenti discussioni investigative. Il legale aveva dichiarato: “I genitori di Chiara sono stati definiti ‘oppositivi’. Come avrebbero dovuto vivere queste indagini? Si apre un’iniziativa a favore di quello che nella loro ottica è l’unico condannato (ovvero Alberto Stasi) per la morte della figlia, poi si dice a Marco, suo fratello, che ‘dovrebbe cercare la verità’. Come può la famiglia della vittima vivere bene queste modalità di indagine?”.
Nel frattempo continua a far discutere anche la posizione di Andrea Sempio. Durante la trasmissione “Quarto Grado”, il suo difensore Liborio Cataliotti ha annunciato che il proprio assistito non collaborerà alla nuova consulenza psichiatrica disposta dalla Procura di Pavia. Il legale ha spiegato: “Non offriremo la nostra collaborazione alla consulenza psichiatrica della Procura perché è una attività prematura”.
La Procura, nonostante la chiusura delle indagini avvenuta il 7 maggio scorso, ha infatti deciso di procedere con ulteriori approfondimenti tecnici. In una nota, il procuratore Fabio Napoleone ha precisato: “Considerato che i termini delle indagini preliminari risultano tuttora pendenti (con scadenza fissata al 28 settembre 2026), si è ritenuto opportuno disporre ulteriori accertamenti”. Lo stesso magistrato ha aggiunto che “è stato disposto che i consulenti tecnici del pubblico ministero, già nominati, procedano a specifiche verifiche, al fine di esaminare le prospettazioni tecniche formulate dalla difesa e di valutarne la fondatezza, anche sotto il profilo del rigore e dell’affidabilità scientifica”.
Una scelta che ha provocato la reazione della difesa di Sempio. Secondo l’avvocato Cataliotti, infatti, la tempistica della consulenza sarebbe discutibile perché arriva dopo il deposito delle relazioni difensive e persino dopo gli approfondimenti già effettuati dai carabinieri del Racis. Per il legale, prima di affrontare eventuali valutazioni sulla personalità dell’indagato sarebbe necessario concentrarsi sulle prove relative all’omicidio e sull’effettiva ricostruzione dei fatti. Un nuovo capitolo che conferma come il caso Garlasco sia ancora lontano dall’ultima parola.


