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Liliana Resinovich, la segnalazione e la convocazione in procura: “Me li ha dati Sebastiano Visintin”

  • Italia

Il mistero che avvolge la morte di Liliana Resinovich continua a infittirsi, mentre emergono nuovi dettagli che sembrano riaccendere i sospetti sull’ambiente più vicino alla donna. A quasi tre anni dal ritrovamento del corpo, la Procura di Trieste ha iscritto nel registro degli indagati il marito, Sebastiano Visintin, accusato di omicidio volontario. Una svolta clamorosa che arriva dopo mesi di accertamenti tecnici, testimonianze e soprattutto dopo il sequestro di numerosi oggetti potenzialmente rilevanti: tra questi, un ingente numero di coltelli e forbici ritrovati durante la perquisizione dell’abitazione coniugale.

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A dare ulteriore peso alle indagini è l’autopsia effettuata sul cadavere della donna, che non ha però rilevato segni di ferite da arma da taglio. Nonostante questo, l’attenzione degli inquirenti si è focalizzata su una serie di lame, in particolare tre coltelli che secondo quanto riportato dal quotidiano Il Piccolo, sarebbero stati donati oltre due anni fa da Visintin a un conoscente residente in Toscana. Un gesto che, a posteriori, assume contorni ambigui.


Liliana, il mistero si infittisce

Proprio questo conoscente, venuto a sapere tramite i mezzi di informazione del sequestro di armi bianche nella casa dell’indagato, ha deciso spontaneamente di contattare la pm Ilaria Iozzi. L’uomo, un professionista che pare avere avuto con Visintin un rapporto di amicizia o frequentazione non occasionale, ha raccontato di aver ricevuto quei tre coltelli in regalo. A seguito della sua segnalazione, è stato convocato presso gli uffici della Squadra Mobile e ha fornito la sua testimonianza, oltre a consegnare i coltelli in questione, ora a disposizione degli investigatori per eventuali analisi.

Sul piano processuale, un altro elemento destinato a far discutere è la testimonianza di Claudio Sterpin, l’amico di lunga data della vittima, che nel corso dell’ultimo anno ha più volte esternato dubbi sulla colpevolezza di Visintin. Proprio in questi giorni il giudice per le indagini preliminari Flavia Mangiante dovrà decidere se ammettere la sua deposizione attraverso l’incidente probatorio, un passaggio che renderebbe le sue dichiarazioni immediatamente utilizzabili nel processo, anche in caso di sua futura indisponibilità.

Il fatto che sul corpo di Liliana non siano presenti ferite da taglio non esclude altre ipotesi di violenza o coercizione, e proprio questo nodo — il possibile movente e le modalità della morte — resta tra i più complessi da sciogliere. Se da un lato la Procura sta delineando un quadro accusatorio che si fa sempre più preciso, dall’altro la figura di Visintin continua a dividere l’opinione pubblica e le persone che lo conoscono, tra chi lo ritiene incapace di un simile gesto e chi, invece, lo ritiene perfettamente inserito in un contesto familiare che potrebbe celare tensioni mai emerse del tutto.


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