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Calciatore arrestato in discoteca: le accuse sono gravi

  • Italia

Musica alta, luci che tagliano il buio e una pista piena di ragazzi. Per qualche ora, in quella notte torinese, tutto sembrava poter restare nascosto dentro la confusione della discoteca. Ma tra la folla c’era qualcuno che lo ha riconosciuto subito. E da quel momento la serata ha preso una piega drammatica.

Il protagonista è un calciatore di 28 anni, con un passato anche nella Pro Vercelli e in diverse squadre dell’Eccellenza piemontese. Secondo quanto emerso, si sarebbe allontanato dalla sua abitazione nonostante fosse sottoposto agli arresti domiciliari. La destinazione scelta, nella notte del 18 luglio, era la discoteca One di corso Massimo d’Azeglio, a Torino. Il giovane avrebbe cercato di confondersi tra i clienti del locale, lasciandosi andare alla musica e al divertimento. Un piano durato poco. Nel club si trovava infatti un carabiniere libero dal servizio che, secondo la ricostruzione, lo avrebbe riconosciuto immediatamente tra la folla.

Il militare ha quindi fotografato il 28enne e avvisato la centrale operativa. Nel frattempo è scattato il controllo presso l’indirizzo in cui il calciatore avrebbe dovuto restare: quando i carabinieri sono arrivati, lui non c’era. Un’assenza che ha documentato l’ipotesi di evasione dai domiciliari. La vicenda è finita rapidamente all’attenzione del giudice Cristina Barillari, che ha disposto l’aggravamento della misura cautelare. Per il calciatore è così arrivato il trasferimento in custodia cautelare in carcere, dopo quella che doveva essere soltanto una notte estiva di svago.


Il 28enne è indagato nell’ambito di una grave rapina ai danni di un uomo che aveva con sé 8mila euro in contanti. Stando agli atti richiamati nella ricostruzione, il colpo sarebbe stato compiuto insieme ad altre tre persone. L’accusa legata alla notte in discoteca si aggiunge ora al delicato quadro giudiziario già aperto. Un dettaglio rende il caso ancora più discusso: il giovane, difeso dall’avvocato Saverio Ventura, aveva ottenuto alcuni permessi per non interrompere completamente lavoro e attività sportiva. Poteva uscire tre volte a settimana per gli allenamenti, lavorare dal martedì al sabato fino alle 19.30 e partecipare anche alle partite federali.

Secondo quanto riportato nell’ordinanza, però, non sarebbe stata la prima inosservanza. In un’occasione sarebbe rientrato con ritardo, parlando di un infortunio senza produrre documentazione medica; in altre due verifiche i carabinieri non lo avrebbero trovato in casa e non avrebbe risposto alle telefonate. Per il giudice, il susseguirsi degli episodi avrebbe dimostrato l’incompatibilità con il regime meno severo dei domiciliari. La notte trascorsa in discoteca, dunque, è diventata il punto di rottura: dalla pista da ballo alle sbarre, in una storia che continua a far discutere per il contrasto tra le concessioni ricevute e le presunte violazioni contestate.


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