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“Atto gravissimo”. Giorgia Meloni è una furia, la premier esplode: “Irresponsabile”

  • Italia

Una città ferita, una notte di paura e una vicenda che continua a scuotere coscienze e politica. A Bologna il dolore per la morte di Abderrahim Fakir si è intrecciato a scene di tensione nel cuore del centro storico. Poi, nelle ultime ore, sono arrivate parole durissime da Palazzo Chigi. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato quanto accaduto dopo la manifestazione organizzata in seguito alla morte del 43enne marocchino, deceduto durante un intervento delle forze dell’ordine.

La premier chiede che ogni eventuale responsabilità venga accertata, ma condanna senza attenuanti le violenze esplose in piazza. Nel suo intervento sui social, Meloni ha tenuto distinti i due piani di una storia drammatica: da una parte l’indagine sul decesso di Abderrahim Fakir, dall’altra gli scontri e i danneggiamenti registrati durante la protesta. Un passaggio delicato, al centro di un dibattito sempre più acceso.

Giorgia Meloni interviene sul caso di Abderrahim Fakir e le tensioni a Bologna


“Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno. Ma nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell’Ordine”. La premier ha poi attaccato chi, secondo la sua ricostruzione, avrebbe trasformato il dolore e la richiesta di giustizia in un’occasione di scontro. “Chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza non cercava la verità: cercava lo scontro”, ha scritto. Ancora più netto il passaggio sul clima contro gli agenti: per Meloni, alimentare odio e delegittimazione verso un intero Corpo dello Stato è “un atto di grave irresponsabilità”. Parole destinate ad alimentare ulteriormente il confronto politico, mentre Bologna fa i conti con le conseguenze di una serata segnata dalla paura.

Le tensioni si sarebbero concentrate nel centro storico, a poca distanza da piazza Maggiore. Dopo la conclusione del corteo, una parte dei partecipanti avrebbe proseguito la protesta, dando vita a momenti di forte agitazione con le forze dell’ordine schierate nella zona. Secondo quanto ricostruito finora, ci sarebbero stati lanci di oggetti verso gli agenti e danni in varie aree della città. Sedie dei dehors sarebbero state rovesciate, alcune biciclette della mobilità condivisa danneggiate. Almeno un mezzo comunale sarebbe stato incendiato, rendendo necessario l’intervento dei vigili del fuoco.

I pompieri sarebbero intervenuti anche in via Monte Grappa, dove un fumogeno avrebbe provocato un incendio in un cortile. Immagini e testimonianze della notte hanno lasciato sgomento nella comunità bolognese, già scossa dalla morte di Fakir e dalle domande ancora aperte su quella tragedia. Il 118 avrebbe assistito undici persone durante gli episodi di tensione, tra manifestanti e appartenenti alle forze dell’ordine. Un poliziotto sarebbe stato portato all’ospedale Maggiore e un manifestante al Sant’Orsola: per entrambi, secondo le prime informazioni, ferite lievi.

I sindacati di polizia, però, parlano di un bilancio ben più pesante. La Fsp Polizia di Stato ha definito la situazione una “guerriglia urbana organizzata”, indicando circa 60 operatori coinvolti. Il Sap ha riferito di oltre 50 feriti, mentre il Coisp ha parlato di 56 poliziotti feriti. Per le sigle sindacali, la morte di Abderrahim Fakir impone rispetto, rigore, verità e giustizia, ma le responsabilità dovranno essere chiarite nelle sedi giudiziarie. Nel frattempo resta il dolore di una città spaccata tra il diritto a chiedere risposte e l’emergenza di una violenza che ha travolto il centro di Bologna.

I danni e le tensioni nel centro di Bologna dopo la manifestazione

La polemica riguarda anche la gestione della protesta. Fsp, Sap e Coisp hanno chiesto responsabilità e prudenza in una fase già tanto delicata, denunciando l’uso di pietre, bottiglie di vetro e bombe carta contro gli agenti. Accuse pesanti che rendono ancora più teso il clima.

Intanto, l’indagine sulla morte di Abderrahim Fakir prosegue. Saranno gli accertamenti a stabilire cosa sia avvenuto durante l’intervento delle forze dell’ordine e se esistano eventuali responsabilità. Bologna resta sospesa tra rabbia, paura e una richiesta di verità che non può più attendere.


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