“Così non va bene”. Andrea Crisanti boccia le riaperture del governo, la previsione su quello che succederà

Emergenza Covid, sulle riaperture si è espresso anche Andrea Crisanti. Tanti i pareri contrastanti in vista delle riaperture di alcune attività a partire dal prossimo 26 aprile. Così all’Adnkronos Salute il direttore di Microbiologia e virologia dell’università di Padova ha commentato quanto annunciato dal ministro della Salute Roberto Speranza e dal premier Mario Draghi.

In vista delle prossime riaperture i pareri egli esperti si dividono. A favore della road map sulle riaperture è senza dubbio il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, che ha affermato su La Stampa: “I numeri non sono ancora così buoni da abbattere le restrizioni ed è presto per togliere il coprifuoco”, aggiungendo: “Se la campagna vaccinale avanzerà, non dovremo più temere di dover chiudere ancora. Dobbiamo portare l’R0 ben al di sotto di 0,8 per poter alleggerire le restrizioni, ma l’incidenza è ancora alta. Sì al pass per chi è vaccinato, ha avuto il Covid nei sei mesi precedenti o si sottopone a tampone nelle 48 ore precedenti”. (Continua a leggere dopo la foto).


Parimenti per La Repubblica, Gianni Rezza, capo Prevenzione ministero Salute e membro del Cts, ha spiegato: “Il rischio accettabile per un epidemiologo è zero, per un economista può essere 100 e per chi ha dovuto chiudere un’attività è ancora più elevato. Legittimo che la politica trovi una sintesi, saranno cruciali le due-tre settimane successive. I test rapidi ormai sono affidabili come il tampone, ne vedremo sempre di più”. (Continua a leggere dopo la foto).

Di parere discorde l’epidemiologo Andrea Crisanti, che per AdnKronos ha espresso il suo punto di vista: “C’è ancora un contagio elevato, riaprire significa avere nuovi aumenti tra un mese, con l’estate a rischio. Quello delle zone a colori è un sistema infernale, n un anno non si è trovata un’alternativa efficace e non si sono costruiti strumenti adeguati per contenere l’epidemia. Siamo sempre lì, con oscillazioni tra zone gialle e arancioni, nelle prime si apre e il contagio aumenta”. (Continua a leggere dopo le foto).

Per l’esperto: “Il rischio ragionato è un’espressione vuota, politica e non scientifica. Il rischio è dato da due componenti, la probabilità e l’intensità del rischio. Per la prima sappiamo già che i contagi aumenteranno e non è una probabilità, con le riaperture accadrà questo. Servirebbe un programma di vaccinazioni a tamburo battente per evitarlo. L’intensità è la gravita del fenomeno e i nostri dati sono ancora alti, con le aperture aumenteranno e dovremmo chiudere proprio in estate, quando invece gli altri Paesi saranno fuori dal tunnel. Siamo un Paese ostaggio di un gruppo di pressione che fa prevalere gli interessi di parte alla sanità pubblica, il dato dei decessi resta alto perché è sottostimato quello dei contagi, ormai da mesi è saltato il tracciamento”.

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