Andrea Crisanti indagato, fascicolo aperto dalla procura di Padova. “Non ci posso credere”

Andrea Crisanti la notizia arriva oggi. Come si apprende sul sito dell’ ANSA il microbiologo risulta indagato dalla Procura di Padova in seguito alla segnalazione ricevuta da parte di Azienda Zero, “secondo la quale le critiche dello scienziato al sistema di prevenzione Covid – in particolare l’uso generalizzato dei test rapidi – avrebbe gettato discredito sulla sanità veneta”.

Andrea Crisanti afferma per AdnKronos: “Non ci voglio credere e mi sembra assurdo. È dai tempi di Galileo che una procura non si occupa di giudicare un articolo scientifico”. L’esposto è stato presentato da Roberto Toniolo, direttore generale di Azienda Zero. Crisanti aggiunge: “Si stanno coprendo di ridicolo con questa denuncia. Credo sia la prima volta che un argomento scientifico viene usato a scopo diffamatorio”. (Continua a leggere dopo la foto).


Secondo il braccio operativo della Regione Veneto, ovvero Azienda Zero, il professore non ha rispettato il codice comportamentale dovuto a un dipendente e gettato discredito sul piano anti Covid del Veneto. Presentato non solo l’esposto ma anche le fotocopie di numerosi articoli di stampa e agenzie in cui sono ripotate le denunce da parte di Crisanti sulle misure inadeguate adottate per evitare il diffondersi della pandemia tra i mesi di ottobre a febbraio. (Continua a leggere dopo la foto).

Sulla volontà di difendersi dalle accuse, il virologo è molto chiaro: “Non me ne preoccupo e non farò proprio nulla”. E sempre nelle ultime ore lo stesso ha lanciato un altro allarme in merito alle riaperture: “Si presenterà un rischio legato all’elevato numero di casi positivi che ci sono ogni giorno. Non ci sono le condizioni per una apertura in sicurezza, come l’Inghilterra. Non sarà come a Londra”. (Continua a leggere dopo le foto).

Lo ha riferito durante un’intervista per La Gazzetta del Mezzogiorno: “Se apro tutto come si pensa che la gente possa usare precauzioni?”. Poi la riflessione circa il diffondersi della variante indiana in Veneto: “Se la variante indiana del Coronavirus è stata trovata in Veneto, vuol dire che è già ampiamente diffusa anche altrove. Perché il nostro Paese ha una bassissima capacità di sorveglianza, non ha la sensibilità necessaria per intercettare tempestivamente. Ed io sono mesi che dico che bisogna creare un sistema di sorveglianza adeguato in Italia, che ancora non c’è”.

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