Da giorni nel caso Poggi è tornata a serpeggiare una tensione quasi palpabile, alimentata dalla nuova inchiesta che ha rimesso al centro dell’attenzione il nome di un indagato rimasto per anni ai margini della vicenda. Un clima in cui ogni dichiarazione pesa, ogni scelta processuale sembra diventare un segnale e ogni dettaglio finisce per accendere il dibattito attorno al delitto di Garlasco, avvenuto nell’estate del 2007 e mai davvero uscito dalla memoria collettiva. In questo contesto, il silenzio strategico di uno dei protagonisti è diventato improvvisamente uno degli elementi più discussi.
>> “Ricoverato d’urgenza”. Ansia per l’attore, il malore e la corsa in ospedale: le sue condizioni
Nelle ultime ore, infatti, si è aperto un acceso confronto sulla decisione di Andrea Sempio, oggi nuovamente indagato, di non rispondere alle domande dei magistrati fino alla conclusione delle indagini in corso. Una scelta che ha sorpreso parte dell’opinione pubblica, ma che per la difesa rappresenta un gesto coerente con il quadro giuridico e investigativo attuale. Da settimane gli inquirenti stanno ricostruendo ogni passaggio, riesaminando gli elementi storici dell’inchiesta e affiancandoli a nuove perizie tecniche, mentre la famiglia Poggi attende risposte definitive su ciò che accadde in quella villetta di via Pascoli.

Garlasco, le ultime notizie sul giallo
A chiarire la posizione è stato uno dei legali di Sempio, Liborio Cataliotti, che ha affidato al quotidiano La Provincia Pavese parole destinate a fare rumore. “Un vantaggio che vogliamo custodire gelosamente”, ha dichiarato il difensore, riferendosi alla facoltà del suo assistito di non comparire davanti ai pubblici ministeri in questa fase. “Così prevede il codice, un vantaggio che vogliamo custodire gelosamente”, ha ribadito, spiegando che la strategia nasce dal fatto che “Sempio non parlerà con i magistrati perchè al momento non è ancora svelata la linea dell’accusa”. Un atteggiamento prudente, dunque, motivato dalla convinzione che esporsi ora sarebbe prematuro, dato che gli elementi che guideranno l’interrogatorio non sono ancora stati comunicati.

Cataliotti ha poi chiarito un altro punto cruciale, ovvero la decisione di non richiedere una nuova perizia sull’impronta 33, la controversa traccia palmare rinvenuta nel 2007 sulla parete accanto alla scala che conduce alla taverna della famiglia Poggi. Il corpo di Chiara era stato trovato proprio in quel punto, e quell’impronta, inizialmente senza un proprietario certo, è diventata ora uno degli snodi centrali dell’indagine. Tuttavia, secondo la difesa, non avrebbe senso chiedere un nuovo accertamento prima della conclusione delle analisi sulle macchie di sangue: “Non ha senso chiedere una perizia su questa impronta”, ha detto l’avvocato, “prima che ci vengano comunicati gli esiti della nuova analisi Bpa”, ovvero lo studio delle tracce ematiche presenti sulla scena del crimine, parte fondamentale dell’incidente probatorio in corso.

Il nodo tecnico resta comunque complesso e, per certi versi, ancora irrisolto. L’impronta 33 è una traccia palmare individuata dai carabinieri del Ris subito dopo il delitto, ma all’epoca non aveva consentito un’identificazione certa. Con le nuove perizie depositate nel 2025, la procura di Pavia ha associato quella traccia ad Andrea Sempio, sostenendo che vi siano 15 “minuzie dattiloscopiche” compatibili con il suo palmo, tre in più delle 12 considerate sufficienti per stabilire una coincidenza, come riportato da Open. Una conclusione però contestata da alcuni tecnici, secondo i quali la nitidezza dell’impronta non sarebbe adeguata: mancherebbero creste papillari sufficientemente definite e parte delle presunte corrispondenze sarebbe, a loro dire, riconducibile non alla mano dell’indagato ma a irregolarità del muro o interferenze dell’intonaco.
In attesa dei risultati dell’analisi Bpa e degli altri accertamenti disposti dalla procura, il caso torna dunque a muoversi in un equilibrio fragile fatto di dichiarazioni misurate, valutazioni scientifiche contrapposte e interrogativi che da diciotto anni continuano a cercare una risposta definitiva. Tutto mentre la vicenda di Garlasco si prepara, ancora una volta, a riaprire scenari che sembravano ormai archiviati.


