Caso Loris, è caccia al complice: “Veronica è stata aiutata”. Mistero WhatsApp e dati cellulare


Nella ricerca di più elementi possibili per la ricostruzione delle drammatiche ore di quel 29 novembre, gli inquirenti hanno setacciato il traffico telefonico effettuato da Veronica Panarello. Ma i tabulati si sono rivelati un flop e questo lo dice anche l’ordinanza del Gip. Di rilevante c’è solo la telefonata delle 9.01 di Davide Stival a sua moglie Veronica: “Mi ha risposto che era tutto a posto, che aveva accompagnato i bambini a scuola”. Ma per il resto, solo telefonate di routine. Eppure qualcuno continua a sostenere (lo fa anche la mamma di Veronica) che è dificile che Veronica abbia fatto tutto da sola: strangolato Loris, trascinato il corpo nel garage e trasportato fino al Mulino Vecchio. Sulla scena è apparso qualcuno? Il primo sospetto è che, per contattare un eventuale complice, Veronica abbia usato una messaggeria molto più complicata da intercettare, come WhatsApp. E gli esperti di Carabinieri e Polizia ci stanno lavorando. Poi c’è sempre il suo tablet, non solo il computer sequestrato in casa, e anche su quello stanno lavorando. Restano sotto la lente di ingradimento degli inquirenti gli orari fissati dalle telecamere, soprattutto quei famosi sei minuti in più inspiegabilmente impiegati dalla sua Polo nera fra le 9.27 e le 9.39. Il gip Maggioni lo ritiene un arco di tempo sufficiente per andare e gettare il corpo di Loris nel canale di scolo. Chi continua a indagare, lo ritiene sufficiente anche perché Veronica abbia chiesto e ricevuto aiuto.

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Ma c’è un altro dettaglio relativo al telefonino di Veronica. La Polizia postale di Catania, che lo sta analizzando, ha scoperto che fra le otto e mezza e le dieci di sabato 29 novembre – cioè fra il rientro a casa di Loris Stival e l’arrivo di Veronica arriva al corso di cucina a Donnafugata – quel telefonino ha avuto un traffico dati assolutamente eccessivo, di quasi 45 minuti. Nei momenti in cui Loris veniva ucciso e in cui la donna – stando allo scenario dell’accusa – avrebbe chiesto e ottenuto aiuto, quel Samsung è rimasto quasi costantemente collegato a Internet e la connessione risulta stabile, senza sbalzi cioè, tanto da far pensare che abbia utilizzato applicazioni diverse da quella di WhatsApp, che ben altri sbalzi avrebbe fatto registrare fra un messaggio e l’altro. Potrebbe essere che Veronica abbia usato il suo cellulare per un aggiornamento del software o per scaricare musica o collegarsi a un sito di video. Ma è un’ipotesi difficile da credere, proprio in quei momenti così convulsi lei abbia avuto tempo, calma e serenità di dedicarsi a operazioni di questo tipo. La Polizia postale sta provando a venirne a capo, a capire a cosa sia dovuto tutto quel traffico dati, ma non è sicuro che riesca a ricostruire esattamente quei 45 minuti di connessione a Internet.

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