Loris, “la madre Veronica ha premeditato l’omicidio del piccolo”. Ecco perché


Non si è trattato di omicidio d’impeto, di un raptus di follia a spingere Veronica Panarello al reato peggiore che una madre possa commettere. Secondo gli inquirenti quello ai danni del piccolo Loris Stival è stato un omicidio premeditato. Quindi pensato, elaborato nella mente e realizzato secondo un piano preciso. Questa è la convinzione del procuratore Carmelo Petralia e del pubblico ministero Mario Rota che lo affianca nelle indagini. La tesi accusatoria che sembra potersi delineare – anche in sede di una eventuale e, sulla base degli attuali elementi, altamente probabile fase di giudizio – è così riassumibile. Il sospetto di magistrati e polizia giudiziaria è che sia stata Veronica a uccidere il suo piccolo, presumibilmente tra le 8.48 e le 9.23. E allora si impone come fondamentale un particolare preciso di quel 29 novembre: che cos’è andata a fare nella strada poderale che porta al vecchio mulino alle 8.33 di quella stessa mattina? Perché dirigersi verso quel luogo mentre Loris (sempre secondo la ricostruzione dei magistrati) era a casa sicuramente vivo? Ecco la ricostruzione di quel momento. La telecamera aveva inquadrato il bimbo pochi minuti prima mentre rientrava nel portone dopo essere sceso in strada assieme a sua madre e al fratellino più piccolo. Lui tornava indietro, sua mamma saliva in macchina e partiva in direzione del vecchio mulino. La telecamera inquadra la sua Volkswagen Polo prima infilarsi nella stradina e poi, alle 8.35 uscirne. Giusto il tempo che ci vuole per arrivare esattamente al punto dov’è stato trovato il corpo di Loris e tornare indietro fino all’incrocio con la strada comunale. Perché?

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Secondo un investigatore, che il Corriere della sera, lascia anonimo, “forse è andata a controllare che non ci fosse gente nei dintorni”. E se così fosse vorrebbe dire che Veronica sia salita in macchina avendo già maturato l’idea di uccidere Loris, circostanza che non risulta però da nessun passaggio delle indagini. Quindi i due minuti fra le 8.33 e le 8.35 restano dunque inspiegabili. Come ancora inspiegabile è la decisione di mettere l’auto in garage, abitudine che – hanno spiegato familiari e vicini – lei non aveva. La parcheggia all’interno proprio dopo aver fatto quel giro di due minuti al Vecchio Mulino e dopo aver accompagnato alla ludoteca il bimbetto più piccolo. Erano le 8.47 quando Veronica entrava nel box in retromarcia e un minuto dopo, alle 8.48, lei esce dal garage ed entra nel condominio dal portone esterno e non dalla porta interna. Un altro interrogativo: aveva fretta di andare al corso di cucina, era in ritardo, c’era posto per lasciare l’auto davanti al portone e allora perché proprio quella mattina mettere l’auto in garage? Poi la seconda volta al mulino: alle 9.25 le telecamere scorgono la Polo nera entrare nella strada poderale, l’immagine successiva la mostra sulla strada provinciale nr. 120. Per arrivare da un punto all’altro, hanno calcolato gli inquirenti, servono circa 5 minuti e mezzo. Veronica ne impiega 11. Quelli che mancano, secondo il gip che ha deciso l’arresto, “sono serviti a gettare nel canale il corpo di suo figlio”.

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