Caso Loris, ritrovato il telefonino segreto nascosto dalla madre


Una possibile svolta nelle indagini sul delitto di Loris. La madre del bambino, Veronica Panarello, ammette l’esistenza di un telefonino segreto, fatto finora sempre smentito. E il cellulare è stato ritrovato. La pista di un secondo telefono era spuntata per la prima volta attraverso l’intercettazione di una conversazione tra Veronica e la sorella Antonella: “L’ho nascosto bene”, aveva detto la madre del bambino ucciso il 29 novembre a Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa. 







“Signor giudice mi creda, non sono stata io”. In lacrime, dopo quattro ore d’interrogatorio, la mamma del piccolo Loris ribadisce per l’ennesima volta la sua versione. “Ho accompagnato mio figlio a scuola” dice Veronica Panarello davanti al gip Claudio Maggioni, che deciderà entro domani sera se confermare il fermo emesso dalla procura di Ragusa per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e occultamento di cadavere. Anche oggi dunque, per la terza volta in meno di una settimana, Veronica non si è spostata di un millimetro dalle sue posizioni. E a nulla è servito metterla davanti al fatto compiuto, mostrandole un vero e proprio “film” realizzato la mattina di sabato 29 novembre grazie alle telecamere di Santa Croce Camerina, in cui la sua auto è ovunque tranne che dove dice la donna.

La video-ricostruzione realizzata dagli investigatori dura circa 30-40 minuti ed è stata fatta mettendo assieme tutte le immagini delle telecamere che inquadrano la mattina di sabato 29 novembre l’auto di Veronica. Ce ne sono almeno una ventina definite “ottime” da chi indaga, con una risoluzione che consente una visione chiara e dettagliata. Partendo dai tracciati di Google Earth, polizia e carabinieri hanno sostituito le immagini provenienti dal satellite con quelle delle telecamere di Santa Croce Camerina: un lavoro che ha richiesto giorni ma che, una volta completato, ha consentito a chi indaga di avere chiaro il film di quella mattina. 

Veronica è tornata anche sulla questione delle fascette, dicendo di averle date alle maestre “per dare un contributo all’accertamento della verità”. Un contributo assai curioso dato che il fatto che Loris fosse stato ucciso con delle fascette compatibili con quelle consegnate da Veronica, si è saputo soltanto tre giorni dopo la visita delle maestre. Perché Veronica pensava di poter accertare la verità consegnando proprio quelle fascette quando nessuno, neanche i medici legali, sapevano che un oggetto come quello era proprio “l’arma” del delitto?

Gli investigatori proseguono nella ricerca di ulteriori riscontri agli elementi già raccolti. Delle risposte interessanti potrebbero arrivare dagli esami sull’auto di Veronica: tracce ematiche o di urina nel portabagagli, ad esempio, sarebbero difficili da spiegare se non con la presenza di Loris. Ma anche l’eventuale presenza sul fondo della Polo nera di residui del terriccio di contrada Mulino Vecchio obbligherebbe la donna a spiegare il perché di quella presenza, visto che ha sempre detto di non esser mai andata lì. Un altro elemento interessante sarebbe invece emerso dall’analisi dei tabulati e delle celle telefoniche: il cellulare di Veronica risulterebbe senza campo per una decina di minuti tra le 8.49 e le 9.25, vale a dire in quei 36 minuti in cui, secondo la ricostruzione della procura, viene ucciso Loris. L’ipotesi investigativa è che quei dieci minuti siano quelli trascorsi nel garage, per mettere il piccolo nell’auto e uscire senza esser vista da nessuno.

 

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