Caso Lois, tutte le tesi contrarie, ecco perchè la mamma potrebbe essere innocente


Il Gip ha convalidato il fermo per Veronica Panarello, la mamma di Loris resta in carcere. 

Polizia e carabinieri hanno sequestrato il cellulare di un’amica di Veronica Panarello che la donna avrebbe avuto per alcuni giorni in uso e poi restituito. A rivelare di aver usufruito di quel telefonino è stata la stessa mamma di Loris parlando con gli investigatori. Accertamenti sul telefonino sono in corso per verificare i giorni in cui Veronica Panarello lo ha avuto il uso e a chi ha telefonato.

Ci sono parecchi elementi che la portano a ritenere la probabile mano che ha ucciso isuo figlio, Loris Stival. La incastrerebbero le immagini delle telecamere, qualche errore suo, ma il movente è ancora tutto da capire. Nel panorama generale di voci colpevoliste se ne levano alcune più caute, prudenti. Innocentiste. Che partono ovviamente da principi costituzionali che impongono di non considerare nessuno colpevole fino a sentenza definitiva. Carmelo Abbate, giornalista di inchiesta, e collaboratore della trasmissione Quarto Grado è tra quelli che invitano al “camla e sangue freddo”. Dice via Panorama: “Nell’attesa di conoscere i dettagli dell’inchiesta vorremmo almeno trovare le risposte a questa due domande: Chi ha messo le mutandine simili a quelle di Loris sul marciapiede accanto alla scuola? È stata la mamma? Impossibile. È opera di uno squinternato? Probabile, ma difficile. Da ultimo, che fine ha fatto la violenza sessuale di cui si era parlato nei primi giorni successivi al delitto?”. Più specifico è Francesco Grignetti sulla Stampa, evidenziando tutti i nodi irrisolti nel giallo della morte di Loris.

La morte – Dall’autopsia si evincerebbe che Loris è morto per lo strangolamento di un laccio o di una fascetta. I magistrati, nell’ordine di fermo nei confronti di Veronica, scrivono che il bimbo era esanime. Il punto va chiarito perché cambia drasticamente lo scenario: un conto è uccidere nel chiuso di quattro mura, altro uccidere in campo aperto.

(continua dopo la foto)



Le telecamere – Santa Croce Camerina è disseminata di occhi elettronici, pubblici e privati. A parte la qualità altalenante delle riprese – alcune perfette e a colori, altre sfocate al punto da non essere intellegibili – il problema sono gli orari di ripresa: non c’è una telecamera che sia sincronizzata con l’altra, gli orologi interni sono tutti sballati.

Gli orari – Mancando ancora diversi elementi – lo zainetto che non si trova, così come le mutandine di Loris, e le fascette della morte – questo caso si basa essenzialmente sugli indizi. Per come è la ricostruzione della procura di Ragusa, tutto sembra combaciare. La donna esce di casa una prima volta alle 8.32 con i due bambini, poi Loris rientra, lei porta il piccolino alla ludoteca, rientra, si trattiene 36 minuti in casa, esce con l’auto dal garage. In quei 36 minuti avrebbe ucciso Loris e architettato un piano di depistaggio. L’aspettano al paese vicino, Donnafugata, per una lezione di cucina. Lungo il tragitto, la “vedono” diverse telecamere. E un tragitto da 3 minuti lei lo copre in 9, di qui l’interrogativo: dove si è fermata per quei 6 minuti che mancano? Tesi suggestiva. Ma per un buon avvocato non sarà difficile insinuare il dubbio che sulla strada possono accadere mille impedimenti. E’ sufficiente accodarsi a un camion oppure a un trattore, e 6 minuti di ritardo sono belli e spiegati.

Le mutandine di Loris – Lo slip blu che è stato ritrovato davanti alla scuola, fino alla sera prima non c’era. Qualcuno ce lo ha messe. Non sappiamo ancora i risultati del Dna e quindi non c’è alcuna certezza che fossero di Loris. La mamma, anzi, non le ha riconosciute. Restano in piedi alcune ipotesi: un complice ha voluto confondere le acque? Un mitomane? Un fotoreporter o un cameraman le ha lasciate a terra per creare un evento mediatico, e poi magari s’è spaventato dal clamore? 

Il depistaggio – La figura del cacciatore, Orazio Fidone, che ha trovato il corpo, in fondo è indagato perché qualcuno ha pensato che il colpevole fosse lui e che il ritrovamento fosse tutto un imbroglio. Undepistaggio. Di chi?
 
Il Dna – Non si sa ancora nulla di quanto trovato sotto le unghie del bambino, se c’è il Dna del suo aggressore. Da qui potrebbe venire qualche altro indizio, o persino qualche colpo di scena.