Caso Palleschi, la confessione: uccisa a calci e pietre. “Chiederemo l’infermità mentale”


Antonio Palleschi, il 43enne ritenuto responsabile dell’omicidio di Gilberta Palleschi, ha ammesso la sua responsabilità raccontando agli inquirenti anche i dettagli più crudi. L’uomo, in una cella d’isolamento, accusato di omicidio volontario, occultamento e vilipendio di cadavere, forse vinto dal rimorso non si è tenuto nulla. Davanti agli inquirenti, coordinati dal procuratore di Cassino Mario Mercone e dal pm Beatrice Siravo, il muratore ha ricostruito quanto accaduto il giorno della scomparsa di Gilberta. Ha confessato di aver avvicinato la donna e di averla aggredita per cercare di violentarla. Poi, davanti alla resistenza dell’insegnante l’avrebbe colpita,una volta finita a terra, con alcuni calci alla testa. Credendola ormai morta, l’ha caricata nel cofano della sua vettura portandola a Campoli Appennino. Lì, in località Carpello, l’ha quindi gettata in un dirupo. Quando il corpo della donna è stato fermato dalla vegetazione, il muratore sarebbe sceso e avrebbe scaraventato una pietra di alcuni chili sulla nuca di Gilberta, uccidendola. Il giorno dopo, come ammesso dal suo stesso difensore, l’uomo è ritornato sul luogo del delitto. Il difensore di Palleschi precisa che “ci sono dettagli crudi, ma non l’ha violentata, non ha abusato del corpo di Gilberta”. Aggiunge che “si può dire che siamo davanti a una lucida follia. Chiederò l’incidente probatorio per la perizia psichiatrica”.

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Dettagli terribili sull’omicidio di Gilberta Palleschi, la professoressa di Sora scomparsa 40 giorni fa e ritrovata cadavere ieri a poca distanza dalla sua abitazione. Particolari confermati dagli inquirenti con i quali il 43enne fermato sta collaborando. Emerge che il muratore di Arpino ha tentato di abusare del cadavere della donna 24 ore dopo l’omicidio. Per questo è accusato di omicidio, occultamento e vilipendio cadavere. Secondo l’accusa il primo novembre ha ucciso a calci e pugni la donna che ha reagito a un tentativo di stupro. Poi ha occultato il cadavere e il giorno dopo è tornato sul luogo dove lo aveva nascosto tentando di avere un rapporto sessuale.

La donna è stata malmenata e poi colpita con calci alla testa. Poi l’insegnante, probabilmente ancora in vita, è stata caricata su un’auto e portata alla cava dove l’uomo l’ha finita colpendola con una pietra in testa. Il giorno dopo, sempre secondo la prima ricostruzione, il muratore è ritornato alla cava e ha provato ad avere un rapporto sessuale con il cadavere. L’arerstato era stato “attenzionato” dagli inquirenti perché ha precedenti specifici di reati sessuali. Inoltre il suo cellulare aveva agganciato una cella telefonica situata poco distante la località interessata e un testimone, collocava sempre sul posto una autovettura di piccola cilindrata di colore scuro mentre un uomo era intento a chiudere forzatamente il portabagagli. L’avvocato d’ufficio del muratore ha dichiarato: “Ha confessato in fase d’interrogatorio. Ha incontrato per caso Gilberta. Era in auto. Cercheremo di dimostrare che ha problemi mentali. Alcuni oggetti come il telefonino e il braccialetto li ha fatti ritrovare lui”.

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