Loris, il profilo tormentato di Veronica. Come può una madre arrivare a questo?


Le attenzioni degli inquirenti, oltre che sugli elementi di fatto, sono, da giorni, concentrate sul profilo psicologico della mamma del piccolo Loris Stival, Veronica Panarello. Le cronache da Santa Croce Camerina la descrivono sola. “Sembra assente”, dice chi l’ha vista. Il Corriere della sera ripercorre la sua infanzia in Liguria, a Cairo Montenotte, in provincia di Savona, dove la sua famiglia si era trasferita da Grammichele, comune del Catanese. Ha vissuto lì i suoi primi anni “e basta guardare il suo profilo Facebook per capire quanto abbia contato per lei il tempo passato da quelle parti”. Ancora oggi sono molti gli amici di Cairo Montenotte, più di quelli che Veronica può contare a Santa Croce Camerina o a Grammichele, dove a fine anni Novanta, la famiglia è rientrata.
Ricorda il Corriere: “Non era nemmeno adolescente quando tentò la prima volta il suicidio bevendo candeggina, forse per un litigio a scuola dicono le voci di paese. Sua madre, con cui ha sempre avuto un rapporto difficile, ha detto ai carabinieri che da piccola Veronica era stata seguita da uno psicologo (non ancora rintracciato) e ha citato un episodio per lei significativo: la bambina avrebbe battuto la testa in un incidente su una giostra, in Liguria. Tutto questo, testimonianza della madre compresa, fa parte di un rapporto che i carabinieri mettono assieme quando Veronica prova a uccidersi la seconda volta, nel 2003”. La famiglia in quel periodo vive a Santa Croce Camerina. Lì Veronica tenta di impiccarsi con una fascetta di plastica in una serra proprio vicino al Vecchio Mulino, “dopo aver affrontato il padre per rivelargli dettagli segreti su sua madre. Lui non le crede o forse è lei che si convince di questo. Discutono per un minuto, lei esce e va verso la serra. Si salva perché la fascetta non regge il peso e si spezza”.

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Gli anni dell’adolescenza sono sempre più tormentati. Veronica è fragile, irrequieta, sembra non adattarsi mai al mondo che le gira intorno. Si iscrive al Liceo Artistico ma non finirà gli studi perché a 17 anni conosce Davide Stival, se ne innamora, rimane incinta e lascia la scuola. Loris nasce il 18 giugno 2006. La vita di quella mamma ragazzina sembra cambiare colore. Lei e Davide vanno a vivere a Modica, nel 2010 arriva il secondo bambino ma ancora una volta le cose non vanno come dovrebbero. “Davide è sempre lontano per lavoro e non è quello il luogo in cui vivere. E così la sorte li porta a Santa Croce. Loris va incontro al suo destino, il suo ultimo battito di cuore proprio lì, dove un tempo sua madre giocava”, conclude la testata milanese. C’è chi, dal principio, cerca la chiave, la soluzione del caso proprio nel suo passato. Nella solitudine, nella depressione di questa giovane mamma che sola è anche adesso nella notte in cui persino davanti alla Procura di Ragusa ci sono famiglie con bambini che attendono di vederla uscire. Come ha sottolineato la Repubblica, “per la prima volta, inorridito, accanto a lei non c’è più neanche suo marito Davide che fino a ieri l’ha sostenuta fisicamente e psicologicamente come forse ha fatto per dieci anni. I dieci anni in cui sono stati insieme provando a costruire una famiglia nella quale, forse, Veronica ha finito per riversare tutti i traumi della sua infanzia”. E ancora sul suo passato tormentato: “Veronica si è sempre sentita rifiutata dalla madre, Carmela, che le ha detto di non averla mai voluta, di essere il frutto di una gravidanza indesiderata nata da un rapporto con un uomo che non è il padre che poi l’ha riconosciuta. Veronica che per l’ennesima relazione clandestina della madre (cinque figli da tre uomini diversi) ha tentato di uccidersi a 14 anni stringendosi al collo quella fascetta e provando a impiccarsi. Veronica che dalla solitudine e dalla mancanza d’affetto aveva provato a sfuggire con l’amore da ragazzini con Davide, una storia poi diventata la sua nuova prigione, anche questa, come quella di mamma Carmela, culminata con una gravidanza indesiderata a soli 16 anni, quella di Loris appunto, e un matrimonio “obbligato”, con un’altra vita solitaria, con un marito sempre fuori casa per il lavoro, e lei diventata adulta prima del tempo ad occuparsi a tempo pieno di quei due bambini. Adesso sono in molti a dire che il suo rapporto con Loris non era idilliaco, che spesso riversava con violenza su di lui tutte le sue frustrazioni”.

E violente sono state, sin dal primo momento di questa brutta storia, le reazioni di Veronica. Che ha sempre urlato come un’ossessa tutta la sua disperazione, cadendo distesa per terra anche davanti agli investigatori dopo qualche “non ricordo ” di troppo. Persino nelle primissime ore di sabato 29, quando, stretta tra due carabinieri, percorreva in auto le strade del paese alla ricerca di suo figlio che si credeva avesse solo marinato la scuola, Veronica gridava. Suo marito, però, non lo ha mai chiamato, né per comunicargli della scomparsa di Loris e neanche dopo, quando l’hanno portata in caserma per dirle che il bimbo era stato ritrovato morto. “Non volevo farlo preoccupare”, si è giustificata davanti agli investigatori che ancora non riescono a dimenticare le urla selvagge, con cui la donna ha reagito alla notizia del ritrovamento del corpo mentre il marito, ignaro di tutto, apprendeva della morte del figlio da Facebook.

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