Loris, il cerchio si stringe: le fascette della madre compatibili con quella dell’omicidio


Sarebbero compatibili con quelle utilizzate per strangolare il piccolo Loris Stival le fascette di plastica che la mamma del bambino, Veronica Panarello, ha consegnato nel pomeriggio di lunedì scorso, assieme ad altro materiale scolastico che apparteneva al piccolo, alle sue due maestre. Come spiega il Corriere, per avere un riscontro definitivo occorreranno però giorni. I primi accertamenti effettuati dalla Scientifica e dal medico legale farebbero ritenere le fascette di plastica compatibili con i segni trovati sul collo di Loris. Il responso però non è ancora definitivo perché esami sono in corso per avere un esito certo e definitivo. Le fascette di plastica, secondo quanto confermato anche dal dirigente scolastico della Falcone-Borsellino Giovanna Campo, sarebbero state consegnate alle due maestre del piccolo quando si sono recate a trovare la mamma a casa per farle le condoglianze.

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Le indagini sull’omicidio di Loris Stival proseguono dunque senza sosta. Dopo l’incidente probatorio di giovedì, durante il quale è stato compiuto in auto lo stesso percorso che la madre del piccolo afferma di aver fatto il giorno della morte del figlio, è stato sequestrato del materiale a casa, durante una nuova perquisizione, tra cui le forbici (il piccolo aveva dei graffi). Ma gli inquirenti si attende molto anche dall’esame delle tracce di dna trovate sotto le unghie della vittima. Forse, sperano gli inquirenti, nel tentativo di difendersi il bambino potrebbe aver graffiato il suo assassino. Veronica Panarello, la madre, dovrà comunque tornare in questura poiché i magistrati non credono abbia raccontato la verità.

Di certo c’è che il piccolo è stato strangolato e ucciso con una fascetta elettrica. È questa l’ultima verità emersa dai rilievi medico-legali sul cadavere del bambino ucciso sabato a Santa Croce Camerina in provincia di Ragusa. Continua il lavoro degli inquirenti che cercano il colpevole. La madre – come scrive chiaramente il Corriere della Sera – continua a essere sospettata senza essere indagata. Oggi è arrivato il particolare delle fascette di cui si è detto, che fa concentrare le attenzioni degli investigatori proprio sulla madre del bambino: un mazzo di fascette consegnato alla maestra di suo figlio. “Ve le restituisco, sono quelle che servivano per le lezioni di scienze”, ha detto Veronica all’insegnante il giorno in cui la maestra è andata a casa per fare le condoglianze. Ma a scuola i bambini non hanno mai lavorato con quelle strisce di plastica, né per le ore di scienze né per ricerche o compiti di altro genere. E la maestra, per quanto trovasse strano l’episodio, ha fatto finta di nulla, le ha prese e subito dopo le ha consegnate alla polizia. Quelle fascette sono uguali a quella che ha ucciso il piccolo Loris? Questo ancora non è certo.

Nel frattempo sono stati resi pubblici i verbali di Veronica, la mamma del piccolo, che presentano almeno tre incongruenze.

1. La distanza dalla scuola. Nelle dichiarazioni del 29 novembre scorso, messe a verbale alle 20.30 e dunque a quattro ore dal ritrovamento del cadavere del figlio, Veronica Panarello dice di aver lasciato il figlio “a circa 500 metri da scuola”. Ma in quello successivo, del 30 novembre attorno alle 17, fa mettere a verbale: “Oltrepassavo l’ingresso della scuola, svoltavo a destra per Via Di Vittorio, e mi fermavo a poche decine di metri dall’ingresso della scuola”. 

2. L’alibi: il corso di cucina. Nel primo verbale la donna racconta infatti che “dopo aver accompagnato” il figlio piccolo alla ludoteca, “sono andata al Castello di Donnafugata, dove sono rimasta fino a mezzogiorno”. Nel secondo verbale Veronica fornisce un’altra versione. “Lasciato il bambino” (il figlio più piccolo, ndr) “sono tornata a casa per sbrigare delle faccende domestiche. Alle 9.15 sono uscita di casa e sono andata al Castello di Donnafugata, dove sono rimasta fino alle 11.45”. 

3. Il sacchetto dei rifiuti. La vicenda del sacchetto dei rifiuti che la donna avrebbe gettato, invece, viene considerata “strana” dagli investigatori perché nel primo verbale la donna non ne fa alcuna menzione, mentre ne parla solo nel secondo. Tra l’altro il sacchetto viene gettato in un punto piuttosto vicino al luogo dove è stato trovato il corpo di Loris e in direzione opposta rispetto alla scuola. 



Resta, però, il giallo sulle immagini delle videocamere di sorveglianza e le affermazioni della madre: al momento sembra che la donna, che non è indagata, non abbia detto la verità sul fatto di avere accompagnato a scuola Loris: lo confermerebbe una telecamera di videosorveglianza che avrebbe immortalato il momento in cui Veronica Panarello esce da casa soltanto insieme al figlio più piccolo, e con questo sale in macchina e si avvia. Le immagini mostrerebbero invece Loris che una volta uscito dal portone, successivamente rientra nella palazzina di via Garibaldi 82. “La signora non è assolutamente soggetto sottoposto a indagine. Questo ve lo posso garantire e assicurare – ha detto uscendo dall’abitazione degli Stival l’avvocato della signora, Francesco Villardita – questa non è una perquisizione, è una ricerca di elementi utili alla soluzione del caso. La signora sta per come può stare una madre che ha perduto un figlio, e non ci sono indagini su di lei”.

Anche il cosiddetto cacciatore, Orazio Fidone, unico indagato, ha ribadito la sue estraneità ai fatti e alla domanda se avesse un alibi ha risposto: “Sì, ho un alibi, ed è anche facilmente verificabile: sabato mattina non ero a Santa Croce Camerina”. La mattina della scomparsa di Loris, lui sarebbe andato al mercatino di Vittoria. “Basterebbe – sostiene – controllare i filmati delle telecamere in uscita da Santa Croce Camerina e all’entrata di Vittoria”.

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