Loris strangolato con una fascetta elettrica. Si riparla di abusi sessuali


Era nell’aria, la svolta è vicina. E la notizia arriva dai magistrati di Ragusa, che indagano sul caso. È stato ucciso per strangolamento con un laccio di plastica, Loris Stival. Una fascetta elettrica lunga e larga: sarebbe questa l’arma impropria, secondo quanto emerge da indagini eseguite sul corpo e da successivi accertamenti investigativi che ha causato la morte del bambino per asfissia da strangolamento, così come citato dal referto del medico legale. Dagli esami autoptici il bambino presenta dei graffi al collo e al viso che potrebbero essere stati provocati dal laccio utilizzato per strangolarlo, ma anche da unghie. Il bambino, al momento del ritrovamento, indossava tutti gli abiti che aveva quella mattina, compreso il grembiule di scuola, e gli unici elementi che mancavano erano gli slip e lo zaino, che non sono ancora stati trovati. Il corpo non è stato ancora restituito alla famiglia. I prelievi eseguiti serviranno a stabilire con certezza se il bambino ha subito violenza sessuale (al momento non confermata e non esclusa), ma l’esito non si avrà prima di una decina di giorni.

E mentre la verità comincia a venire a galla parlano i genitori di Loris. “Basta alle voci da cortile e alle bugie che ci hanno feriti e uccisi”, hanno detto Veronica Panarello e Dadide Stivali, in un colloquio con il quotidiano La Sicilia. Hanno chiesto rispetto per una famiglia che soffr», sottolineando di avere piena fiducia nella magistratura. Lei continua a confermare la sua verità su sabato scorso, che alcuni filmati sembrano incrinare. “Ma come ve lo devo dire? Io quella mattina Loris l’ho accompagnato vicino alla scuola. Era uscito di casa assieme a me e al fratellino, siamo arrivati in macchina e l’ ho lasciato. Poi, all’ uscita sono andato a prenderlo e non c’era più. Le cose sono andate così, questa è la verità”.

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I genitori continuano ad affermare di non avere nulla da nascondere e fanno squadra contro quelle voci di cortile e le bugie. Ma agli inquirenti non sono passati inosservati i problemi della donna, la sua infanzia complicata, i rapporto difficili con la madre e i due tentativi di suicidio. E gli esperti della polizia scientifica non si danno tregua: una lunga perquisizione nell’abitazione di Orazio Fidone, il cacciatore che ha trovato il corpo del piccolo, subito dopo i rilievi fatti dalla polizia scientifica nella casa della mamma del bambino. Inoltre, sempre la Scientifica ha eseguito rilievi e accertamenti nella casa di campagna di contrada Passo di Scicli di proprietà dello stesso Fidone.

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