Caso Loris, ci siamo quasi: così il cerchio sta per stringersi attorno al colpevole


Le indagini sulla more del piccolo Loris Stival sono a un punto di svolta? L’impressione dei cronisti che seguono il caso a Santa Croce Camerina sono pervasi da una sensazione: il cerchio si sta stringendo attorno al possibile colpevole o ai possibili colpevoli. Il procuratore di Ragusa parte da una convinzione, manifestata nei giorni scorsi: “Statisticamente parlando – hanno detto – per questo genere di delitti il tempo d’individuazione dell’autore va dalle 72 alle 96 ore, dopo di che il tempo si dilata in modo consistente. Se si arriva all’individuazione di un elemento indiziario sufficientemente grave in questo termine di 3-4 giorni, c’è la possibilità di dire che il caso è risolto”. Ed è per questo che procura, polizia e carabinieri, con l’ausilio dei reparti di investigazione scientifica, lavorano a tutto campo e col massimo dello sforzo, peraltro richiesto da un caso che ha ancora di più gli aspetti di un dramma, di un’infamia, essendo coinvolto passivamente un bambino. E lo fanno anche sfidando il silenzio e la poca collaborazione della piccola comunità di Santa Croce che forse sa ma non parla. Forse solo per paura di scoprire che al suo interno c’è un mostro.

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Forse la soluzione del giallo è nelle parole del padre di Loris, Daniele, pronunciate subito dopo il ritrovamento del corpo del piccolo. “Perché prendersela con mio figlio? Questa volta lo ammazzo con le mie mani”. Esternazione che non poteva passare inosservata e potrebbe essere il punto di partenza ma anche quello di arrivo. Parole che si incastrano perfettamente con i sospetti dei primi rilievi sul corpo, sconvolgenti: Loris avrebbe subito abusi non prima della morte ma in precedenza. Succedeva qualcosa che veniva sottovalutata o taciuta? Pochi istanti dopo il ritrovamento del corpo, la zia di Loris non ha taciuto: “Non crediate di trovarvi davanti alla famiglia del Mulino bianco”. Da un mulino all’altro, perché al vecchio mulino dove hanno trovato il corpo di Loris nascondevano auto rubate e pezzi di kalashnikov, perché sempre li, a un certo punto, il comune decise di spegnere ogni telecamera di sicurezza. Qualcuno “incrocia i dati” e teme che Loris abbia pagato con la vita la minaccia di rivelare al mondo quello che stava patendo.

Intanto gli inquirenti hanno convocato e ascoltato il diciottenne vicino di casa di cui Loris si fidava, lo frequentava. Idem per il cacciatore, Orazio Fidone, che è andato a cercarlo a colpo sicuro proprio lì dove lo ha effettivamente trovato. Anche lui “attenzionato” dalla procura, ascoltato, auto e casa perquisite. Gli stessi adempimenti che sono toccati a Veronica Panarello, mamma di Loris. La sua versione (“L’ho lasciato sabato mattina davanti a scuola”) smentita dalle telecamere: Loris non era con lei in auto quella mattina. E può anche darsi che abbia mentito per non subire critiche di averlo lasciato per strada proprio il giorno in cui lo hanno portato via, per sempre. C’è un indagato, informa il procuratore ragusano “ma non vi diciamo chi è”. Il cacciatore? La madre? Se la scientifica ha rilevato qualcosa non lo diranno certo alla stampa. Non c’è nulla di certo, ancora. Ma l’impressione è che qualcosa stia per succedere. Un fatto così orribile non può rimanere senza un colpevole.
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