Caso Loris, la prima ricostruzione della madre non funziona…


Sulla morte del piccolo Loris Stival non c’è tempo da perdere. Gli inquirenti, in testa il procuratore di Ragusa, Camerlo Petralia, danno importanza esterma al fattore tempo: “Statisticamente parlando – hanno detto – per questo genere di delitti il tempo d’individuazione dell’autore va dalle 72 alle 96 ore, dopo di che il tempo si dilata in modo consistente. Se si arriva all’individuazione di un elemento indiziario sufficientemente grave in questo termine di 3-4 giorni, c’è la possibilità di dire che il caso è risolto. Altrimenti…». Appunto, c’è fretta di chiudere il cerchio. Anche per questo la madre di Loris ieri è stata convocata d’urgenza in questura. Ci è rimasta tre ore ma, alla fine, ha lasciato dubbi aperti nella testa di chi indaga. E le indagini puntano sempre più sul contesto stretto che circonda gli Stival, su un viso che fosse familiare al piccolo, uno di cui il bimbo si fidava, è l’occasione di chiedere alla mamma Veronica una volta di più con chi avesse intimità suo figlio. Proprio lei, all’inizio, aveva parlato di “ragazzi più grandi” con cui Loris giocava spesso. Chi sono? E la comunità a cominciato a riflettere a voce alta: in paese si comincia a raccontare che non fosse poi questa mamma così attenta e protettiva come s’è detto finora. Affidava forse il figlio a qualcuno? Un qualcuno che può avere tradito la sua fiducia, ma che se esiste è bene che venga fuori. La cosa più drammatica è che si va rafforzando uno scenario sconvolgente: chi indaga è ormai convinto non soltanto del movente sessuale dietro il sequestro e l’omicidio del bambino (suffragato oltretutto dalla circostanza delle mutandine scomparse), ma che le molestie andassero avanti da tempo. E purtroppo è più di un sospetto atroce: il pedofilo che ha avvicinato il piccolo, e che sabato mattina l’ha ucciso, da tempo lo aveva circuito. Tre elementi, così come ricostruiti finora, non convincono. Anzi, consolidano l’idea che c’è la svolta potrebbe essere vicina.

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Le telecamere – Visionando le registrazioni delle telecamere della zona, Loris non compare nei video.  Il piccolo non appare in nessuna delle immagini registrate dalle telecamere di Santa Croce Camerina finora visionate dagli investigatori e nelle quali, invece, si vede l’auto della madre con cui il piccolo sarebbe stato portato a scuola. La mamma non lo ha portato a scuola? Dov’era? A chi era stato affidato?

Le mutandine – Loris è stato ritrovato senza lo slip. Che ora che spuntano nel centro del paese, ed è successo nella notte perché lunedì le mutandine lì non c’erano di sicuro. Sembra la trama di un telefilm, con l’assassino che sfida gli investigatori. Ma la madre, nel corso dell’interrogatorio, ha escluso che appartenessero al figlio. E’ stato comunque disposto l’esmae del dna, i cui risultati si conosceranno la prossima settimana. Pone degli interrogativi anche il modo in cui l’indumento è stato trovato: un’animatrice che lavora in un campo scuola privato l’ha notato a terra, sul marciapiede, e ha avvisato polizia e carabinieri. E’ poco probabile che lo slip fosse lì già ieri perché la zona è frequentatissima. Un’altra donna, una mamma con un bambino, ha detto agli investigatori di averli visti sulla strada e di averli messi sul marciapiede.

Quell’auto bianca – Nel pomeriggio di ieri è emerso un altro particolare su cui si stanno concentrando le indagini: tre giovani hanno raccontato ai carabinieri di aver visto un’auto bianca, diversa da quella del cacciatore, parcheggiata nella strada che porta al luogo di Scoglitti in cui è stato rinvenuto il corpo di Loris.

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